Dizionario enciclopedico termini con lettera iniziale C parte 4

 

 

 

Dizionario enciclopedico termini con lettera iniziale C parte 4

 

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Dizionario enciclopedico termini con lettera iniziale C parte 4

 

capolìsta, sm. e sf. (pl. m. capilìsta; f. invar.) sm. e sf. 1 Primo segnato in una lista. 2 Principio di lista.
sf. Nel calcio o in altri sport che giocano in un campionato, la squadra che è in testa.

Capolìveri Comune in provincia di Livorno (2.435 ab., CAP 57031, TEL. 0565).

Capolóna Comune in provincia di Arezzo (4.344 ab., CAP 52010, TEL. 0575).

capoluògo, sm. (pl. capoluòghi o capiluòghi) Città o paese più importante di una regione, di una provincia dove risiedono le autorità.
 sm. administrative centre, chief town.
 da capo + luogo.

capomàfia, sm. (pl. capimàfia) Il capo di una organizzazione mafiosa.

capomàstro, sm. (pl. capomàstri o capimàstri) 1 Chi, in lavori edilizi di grande mole, dirige i muratori. 2 Muratore che lavora in proprio come appaltatore o piccolo imprenditore.

capomòrto, sm. Scoria inutilizzabile.

capomùsica, sm. (pl. capimusica) Direttore di una banda musicale. ~ capobanda.

caponàggine, sf. Caponeria.

Caponàgo Comune in provincia di Milano (3.251 ab., CAP 20040, TEL. 02).

caponàta, sf. 1 Gallette ammorbidite nell'acqua e condite con olio e aceto. 2 Pietanza a base di melanzane e sedani fritti, olive, capperi, pomodoro, tipica della cucina siciliana.

capóne, sm. Nome di alcune specie di Pesci Actinopterigi perciformi che appartengono ai generi Triglia e Scorpaena.

Capone, Alphonse détto Al (Napoli 1899-Miami 1947) Gangster statunitense. Di origine napoletana, capeggiò una delle più grandi bande criminali di Chicago, impegnata nel traffico d'alcol.

caponièra, o capponièra, sf. Elemento di un'opera fortificata destinato alla difesa del fossato di una cinta.

Caponnétto, Antonìno (Caltanissetta 1920-) Magistrato. Diresse l'Ufficio istruzione del tribunale di Palermo dal 1983 al 1988 e coordinò il pool Antimafia, divenendo un simbolo di lotta contro la criminalità organizzata.

capoofficìna ved.¤ capofficina¤

capopàgina, sm. (pl. capipàgina) 1 Fregio a stampa che occupa tutta la parte superiore di una pagina e che serve come testata delle divisioni principali di un'opera. 2 Inizio di una pagina.

capopàrte, sm. e sf. (pl. m. capipàrte; f. invar.) Chi capeggia una fazione politica.

capopàrto, sm. Prima mestruazione dopo il parto per una donna che non allatta il proprio figlio.

capopattùglia, sm. (pl. capipattùglia) Comandante di una pattuglia militare.

capopèzzo, sm. (pl. capipèzzo) Graduato o sottufficiale che comanda i serventi addetti a un pezzo di artiglieria.

capopòpolo, sm. e sf. (pl. m. capipòpolo; f. invar.) Chi dirige e guida il popolo specialmente in rivolte e sommosse.

capopósto, sm. (pl. capipòsto) Graduato che è a capo di un posto di guardia.

caporàis, sm. invar. Barca su cui si trova il rais, il capociurma nella tonnara.

caporalàto, sm. 1 Il grado e l'ufficio del caporale. 2 Sistema di reclutamento della manodopera contadina mediante i cosiddetti caporali, che non ubbidisce alle leggi sul collocamento e comporta salari inferiori da quelli previsti dalle tariffe sindacali.
 deriv. da caporale.

caporàle, sm. 1 Caporale di truppa che riveste il primo dei gradi militari e comanda una squadra. 2 Persona autoritaria di modi bruschi. 3 L'operaio che è responsabile dell'attività di una squadra di operai.
 sm. lance corporal.
 lat. caporalis, deriv. da caput,-itis capo.

Caporale Sam, Il Film commedia, americano (1952). Regia di Norman Taurog. Interpreti: Jerry Lewis, Dean Martin. Titolo originale: Jumping Jacks

caporalésco, agg. (pl. m.-chi) Di modi sgarbati e imperiosi.

caporalmaggióre, o caporàl maggióre, sm. Graduato immediatamente superiore al caporale.

Caporciàno Comune in provincia di L'Aquila (324 ab., CAP 67020, TEL. 0862).

caporedattóre, sm. (f. caporedattrìce; pl. m. capiredattòri) Chi dirige una redazione.
editor in chief.

caporepàrto, sm. e sf. (pl. m. capirepàrto; f. invar.) Chi è a capo di un reparto.

caporétto, sf. invar. Sconfitta disastrosa. ~ disfatta.

Caporétto Comune sloveno dell'alta valle dell'Isonzo (6.300 ab.), che un tempo apparteneva all'Italia. Nome sloveno Kobarid.
Battaglia di Caporetto
Si svolse nel corso della prima guerra mondiale. Con l'offensiva del 24 ottobre 1917, la XIV armata, formata da truppe austro-ungariche e tedesche, comandata da von Below, riuscì a forzare il fronte italiano sul fiume Isonzo, con un attacco a sorpresa nel settore di Caporetto, causando il ripiegamento della II armata italiana che si arrestò sulla linea dei fiumi Piave e Tagliamento (novembre 1917). A seguito di questa disfatta, il generale Raffaele Cadorna, che fino ad allora aveva guidato le forze militari italiane, dovette lasciare la direzione delle operazioni al generale Armando Diaz. Ma le conseguenze furono anche politiche: Paolo Boselli, capo del governo si dimise e al suo posto fu nominato presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando.

caporióne, sm. (f.-a) 1 Chi è a capo di qualche impresa riprovevole. 2 Capo, animatore di un gruppo di persone.

caposàla, sm. e sf. (pl. m. capisàla; f. invar.) Persona addetta alla sorveglianza del personale di una sala o di un reparto in un pubblico ufficio, stazione ferroviaria, ospedale, ecc.
 sf. 1 superintendent. 2 (ospedale) ward sister.

caposàldo, sm. (pl. capisàldi) 1 Segno che determina il livello a cui devono essere costruiti una strada, un muro e simili. 2 Fondamento, argomento. ~ base, presupposto, principio. il caposaldo della discussione. 3 Luogo militare strategicamente importante e ben protetto. ~ baluardo, fortificazione.
 da capo saldo.

caposcàla, sm. (pl. capiscàla) Pianerottolo in cima a una scala.

caposcàlo, sm. (pl. capiscalo) Funzionario di una compagnia di navigazione aerea che presiede e organizza in aeroporto i servizi della società cui appartiene.

caposcàrico, o càpo scàrico, sm. (pl. capiscarichi) Persona spensierata e bislacca.

caposcuòla, sm. e sf. (pl. capiscuòla; f. invar.) Chi è a capo di una scuola, corrente letteraria, artistica o scientifica.

Caposèle Comune in provincia di Avellino (4.026 ab., CAP 83040, TEL. 0827).

caposervìzio, sm. e sf. (pl. m. capiservìzio; f. invar.) 1 In imprese pubbliche o private, funzionario preposto a un settore organizzativo. 2 Redattore preposto alla sezione di un giornale.
 da capo + servizio.

caposezióne, sm. e sf. (pl. capisezióne; f. invar.) Chi dirige la sezione di un pubblico ufficio e simili.

caposquàdra, sm. e sf. (pl. m. capisquàdra; f. invar.) Chi dirige e sovrintende il lavoro di un gruppo di persone.

capostazióne, sm. e sf. (pl. capistazióne; f. invar.) Dirigente di una stazione ferroviaria.
station master.

capostìpite, sm. e sf. (pl. m. capostìpiti; f. invar.) 1 Il primo antenato di una progenie o famiglia. ~ avo, padre, progenitore. <> discendente, erede. 2 Il primo esemplare di una serie di cose o altro simili tra loro.

capostórno, sm. Malattia degli animali domestici che si manifesta con vertigini.

capotàsto, sm. (pl. capotàsti o capitàsti) Tavoletta di ebano o di avorio che, all'estremità del manico del violino, violoncello e simili, tiene sollevate le corde.

capotàvola, sm. e sf. (pl. m. capitàvola; f. invar.) Chi siede a mensa a capotavola.

capote, sf. Copertura a mantice di un'automobile, di un velivolo o di un motore.

Capote, Truman (New Orleans 1924-Los Angeles 1984) Romanziere. Esordì con il romanzo Altre voci altre stanze (1948), storia di un giovane del sud alla ricerca della propria identità. Il libro più noto della sua produzione è il romanzo A sangue freddo (1966), tratto da un agghiacciante fatto di cronaca. Esso presenta un'accuratissima ricostruzione dell'assassinio, apparentemente senza movente, di quattro componenti di una famiglia del Kansas con una puntuale ricostruzione del percorso seguito dai due giovani criminali fino alla loro esecuzione. Altre opere da ricordare sono L'arpa d'erba (1951) e Colazione da Tiffany (1958). Capote si cimentò anche nella saggistica e nella sceneggiatura cinematografica.

capotècnico, sm. e sf. (pl. capitècnici o capotècnici; f. invar.) Chi dirige una squadra di operai.

Capotèrra Comune in provincia di Cagliari (16.428 ab., CAP 09012, TEL. 070). Centro agricolo (coltivazione di uva e cereali) e industriale (prodotti metalmeccanici). Gli abitanti sono detti Capoterresi.

capotrèno, sm. e sf. (pl. capotrèni o capitrèno; f. invar.) Chi è a capo del personale di servizio di un treno.
 sm. e sf. guard, conductor.
 da capo + treno.

capotribù, sm. e sf. (pl. m. capitribù; f. invar.) Chi è a capo di una tribù.

capòtta ved. ¤capote¤

capottaménto, sm. Capovolgimento di un velivolo o di un'automobile.

capottàre, v. v. intr. e intr. pron. Detto di aerei a terra e di autoveicoli, ribaltarsi. ~ capovolgersi.

capottatùra, sf. 1 Disposizione della capote di un'automobile come la spider. 2 Ribaltamento di un autoveicolo o di un aereo.

capotùrno, sm. e sf. (pl. m. capitùrno; f. invar.) Chi è a capo di un gruppo di persone che svolgono un turno di lavoro.

capouffìcio, o capuffìcio, sm. e sf. (pl. m. capiuffìcio; f. invar.) Chi dirige un ufficio.

capovaccàio, sm. Uccello (Neophron percmopterus) della famiglia degli Accipitridi e dell'ordine dei Falconiformi. Di colore biancastro e nero, presenta una testa gialla. Segue le mandrie di buoi. Si ciba di carogne.

Capovàlle Comune in provincia di Brescia (493 ab., CAP 25070, TEL. 0365).

capovèrso, sm. (pl. capovèrsi) 1 In uno scritto, l'inizio del periodo con cui si va a capo e che di solito è rientrante rispetto alle altre ricche. 2 La parte di uno scritto compreso tra un capoverso e l'altro.

capovóga, sm. (pl. capivóga) Ciascuno dei due vogatori poppieri che danno il ritmo della voga.

capovòlgere, v. v. tr. 1 Voltare di sotto in su. ~ ribaltare, rovesciare. <> raddrizzare. 2 Mutare completamente. ~ stravolgere. <> lasciare, rispettare. è riuscito a capovolgere completamente la situazione a suo favore.
v. intr. Rovesciarsi.
v. intr. pron. Voltarsi sottosopra. si capovolse il suo stile di vita.
1 to overturn. 2 (fig.) to reverse. v. intr. pron. 1 to overturn. 2 (barca) to capsize. 3 (fig.) to be reversed.
 da capo + volgere.

capovolgiménto, sm. Il capovolgere, il capovolgersi.

capovòlta, sf. Atto del capovolgersi.

capovòlto, agg. Volto, girato sotto sopra.

càppa, sf. 1 Ampio mantello di varia foggia indossato, un tempo, da cavalieri e persone d'alto rango. ~ tabarro, manto. 2 In edilizia è la parte del camino destinata a raccogliere i prodotti della combustione; è posta sopra al focolare e può essere di materiale vario. 3 Copertura di grossa tela impermeabile che protegge sopra coperta armi, boccaporti, strumenti e simili, dalla pioggia e dalle ondate. 4 Strato di cemento o asfalto che funge da copertura protettiva per impermeabilizzare e preservare da infiltrazioni. 5 In nautica è la disposizione che viene conferita alla nave per metterla in condizione di sopportare il cattivo tempo; nelle imbarcazioni a motore la prua viene rivolta verso il vento e i motori si mantengono a un regime appena sufficiente a contrastare la deriva; nelle imbarcazioni a vela si procede senza vele con la prua o la poppa rivolta al vento.
 sf. 1 cloak, cape. 2 (camino) hood.
 lat. tardo cappa mantello.

cappadòce, agg. e sm. Abitante o nativo della Cappadocia.

Cappadòcia (comune) Comune in provincia di L'Aquila (660 ab., CAP 67060, TEL. 0863).

Cappadòcia (Turchia) Regione storica situata nel mezzo dell'altopiano anatolico, in Turchia. Gli ittiti ne fecero uno dei centri dei loro domini; più avanti fece parte integrante del regno di Lidia (VI sec. a. C.) e poi dell'impero persiano; indipendente sotto i macedoni, divenne provincia romana (17 d. C.) e fu suddivisa in sette circoscrizioni amministrative da Diocleziano. Fu cristianizzata nel III sec.; notevole importanza hanno gli affreschi bizantini di Tokale e Göreme.

cappamàgna, sf. (pl. cappemàgne) Ampio mantello con cappuccio e strascico indossato dai prelati nelle cerimonie solenni.

Capparidàcee Famiglia di piante erbacee spontanee nelle regioni tropicali con fiori vistosi a volte privi di corolla. Appartiene all'ordine delle Readali.

cappàto, agg. 1 Che indossa una cappa. 2 Illustre. ~ noto. 3 In araldica ci si riferisce allo scudo diviso da due linee curve che partono dal centro della linea del capo e terminano sulla metà dei fianchi.

cappèlla, sf. 1 Piccola costruzione a una navata per scopi di culto. 2 Piccola chiesa, oratorio isolato o tabernacolo con immagine sacra. ~ chiesetta, chiesuola. 3 Solenne funzione religiosa a cui assiste il papa. 4 Complesso di cantanti o suonatori addetti al servizio musicale di una chiesa. 5 Nel gergo militare, lo stesso che capellone.
 sf. chapel.
 lat. mediev. cappella, dimin. di cappa.
In architettura è un piccolo ambiente religioso, isolato o annesso a una chiesa, spesso decorato da affreschi e ornato di opere d'arte. Si ricordano la cappella degli Scrovegni a Padova affrescata da Giotto, la cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze, la cappella Sistina in Vaticano affrescata da Michelangelo Buonarroti, la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi decorata da Caravaggio.

Cappèlla Cantóne Comune in provincia di Cremona (597 ab., CAP 26020, TEL. 0374).

Cappèlla de' Picenàrdi Comune in provincia di Cremona (459 ab., CAP 26030, TEL. 0372).

Cappèlla Maggióre Comune in provincia di Treviso (4.171 ab., CAP 31012, TEL. 0438).

cappellàccia, sf. (pl.-ce) Uccellino simile all'allodola.

cappellàio, sm. Chi fabbrica o vende cappelli da uomo.

cappellanìa, sf. 1 Ufficio e dotazione del sacerdote addetto a una cappella. 2 Pia fondazione costituita con un lascito le cui rendite sono destinate a fini di culto.

cappellàno, sm. 1 Titolare di una cappellania. 2 Sacerdote che aiuta il parroco di una chiesa cui non è canonicamente addetto. 3 Sacerdote che assiste il vescovo nelle Messe basse e in alcune cerimonie. 4 Chierico che porta la croce e le insegne del vescovo in processione. 5 Sacerdote assistente, per la parte spirituale, di varie opere religiose o profane.
 sm. chaplain.
 deriv. da cappella.

cappellàta, sf. 1 Colpo dato col cappello. 2 Quantità di roba che può essere contenuta in un cappello.

Cappèlle sul Tàvo Comune in provincia di Pescara (2.985 ab., CAP 65010, TEL. 085).

cappellerìa, sf. Bottega di cappellaio.

Cappellétti, Càrlo (Verona 1900-Costalunga, Verona, 1990) Botanico italiano. Scrisse con G. Gola e G. Negri un celebre Trattato di botanica. Pubblicò numerose opere sulla biologia del Lilium candidum.

cappellétto, sm. 1 Difesa del capo in metallo o altro usata anticamente. 2 Negli ombrelli, cerchietto di tela incerata collocato nel punto in cui convergono le canne. 3 Rinforzo sulla punta delle calze. 4 Tumefazione molle sul tarso del cavallo. 5 Usato nell'accezione plurale, involucro circolare di pasta all'uovo con ripieno.
 dimin. di cappello.

Cappèlli, Licìnio (Rocca San Casciano 1864-Bologna 1952) Editore. Fondò l'omonima casa editrice nel 1918 a Bologna.

cappellièra, sf. Custodia rotonda usata per riporvi i cappelli.

cappellifìcio, sm. Fabbrica di cappelli.

cappellìno, sm. Cappello femminile.

cappèllo, sm. 1 Copricapo maschile o femminile di varia foggia e materia. ~ berretto. far tanto di cappello, salutare con rispetto. 2 Oggetto che per forma ricorda un cappello. 3 Parte superiore che ricopre il gambo dei funghi. il cappello di un fungo. 4 La parte iniziale di uno scritto o di una canzone. ~ preambolo, presentazione.
hat.
 lat. cappellus, deriv. da cappa.

Cappello a cilindro Film commedia, americano (1935). Regia di Mark Sandrich. Interpreti: Fred Astaire, Ginger Rogers. Titolo originale: Top Hat

Cappello a tre punte, Il Racconto di P. A. de Alarcón y Ariza (1874). Una sorta di commedia degli equivoci nella quale il protagonista è un potestà invaghitosi della bella moglie del mugnaio: per realizzare i suoi scopi fa imprigionare il marito. Il marito si libera, la moglie fugge, il mugnaio si ritrova con i vestiti del potestà, il potestà con quelli del mugnaio. Alla fine, gli equivoci vengono chiariti e tutto si conclude per il meglio. Reso famoso dalla composizione musicale per il balletto omonimo di Manuel de Falla.
Cappello a tre punte, Il
(o Il tricorno) Balletto in un atto di M. De Falla, libretto di G. Martinez Sierra (Londra, 1919).

Cappello del prete, Il Romanzo di E. De Marchi (1887).

Cappello di paglia di Firenze, Un Commedia di E. Labiche (1851).

càpperi, inter. Esclamazione di meraviglia.

càppero, sm. Angiosperma (Capparis spinosa) della famiglia delle Capparidacee (oltre al cappero, questa specie comprende numerose piante arbustive e rampicanti) e dell'ordine delle Readali. Suffrutice perenne e spontaneo, diffuso in Europa, in Asia, in Africa e nelle regioni aride e rocciose dell'area mediterranea. Cresce spontaneamente sulle rocce e sui muri. Ha fiori biancorosa e le gemme commestibili, ancora chiuse nel fiore, sono conservate sotto sale o aceto e utilizzate in gastronomia. Nell'antichità era noto per le sue proprietà officinali. Un'altra varietà, utilizzata principalmente come pianta ornamentale, è la Cleome spinosa, un'erbacea delle Capparidacee annuali.
 sm. caper.

Cappièllo, Leonétto (Livorno 1875-Grasse, Alpes Maritimes 1942) Pittore e grafico. Tra le opere Manifesto del Bitter Campari (1921).

càppio, sm. 1 Nodo che si può sciogliere tirando l'uno dei due capi della corda. ~ laccio. 2 Nodo scorsoio. 3 Ornamento di abiti femminili.
 lat. capulum, deriv. da capere prendere.

capponàggio, sm. Castrazione dei galletti.

capponàia, sf. 1 Gabbia in cui si rinchiudono i capponi per farli ingrassare. 2 Prigione.

capponàre, v. tr. 1 Castrare un galletto. 2 Sospendere, mediante un grosso paranco, l'ancora sollevata.

capponàta, sf. Banchetto a base di capponi nelle feste campagnole.(vedi anche caponata)

cappóne, sm. 1 Grosso paranco usato per sollevare l'ancora. 2 Galletto castrato. 3 Pesce "corazzato": in Liguria vengono chiamati "capponi" gli scorfani rossi, in altre regioni vengono chiamati così le triglie • Cappon magro famoso piatto ligure composto da strati di pesce cappone, gallette, verdure varie, acciughe salate, …
 sm. capon.
 venez. capon.

Cappóni, Pièro (Firenze 1446-Pisa o Firenze 1496) Gonfaloniere (1494) di ideologia antimedicea. Si oppose alle pretese di Carlo VIII di Francia.

cappòtta, sf. 1 Sorta di mantello femminile, affibbiato al collo, sotto il bavero, e senza pretese di eleganza. 2 Giacca pesante e lunga a doppio petto.

cappottàre e derivati ved. ¤capottare e derivati¤

cappottìno, sm. 1 Cappotto di tessuto leggero. 2 Cappotto da bambino.

cappòtto, sm. 1 Pesante soprabito invernale da uomo e da donna. ~ soprabito, paltò. 2 In alcuni sport e giochi di carte, risultato di una partita in cui chi è sconfitto non abbia segnato neanche un punto. 3 Si dice di una imbarcazione che si capovolge.
 sm. coat, overcoat.

Cappotto di astrakan, Il Film commedia, italiano (1980). Regia di Marco Vicario. Interpreti: Johnny Dorelli, Andréa Ferréol, Marcel Bozzuffi.

Cappotto, Il Romanzo di N. Gogol (1842). Uno dei racconti lunghi più noti di Gogol, insieme a Il naso, L'ispettore e La prospettiva Nevskij. Protagonista dell'opera è il cappotto tanto desiderato dall'impiegato ministeriale copista Akakij Akakevic. Il capo di vestiario, tanto importante nel gelo dell'inverno russo, esige un anno di sacrifici e di rinunce. Appena qualche ora per provare la felicità di avere un cappotto nuovo: all'uscita dalla festa data in suo onore dal vicecapo ufficio, la stessa sera, Akakij viene affrontato in una piazza deserta e derubato del cappotto. Morirà pochi giorni dopo per il freddo e per il dolore della perdita. Apologo grottesco della miseria dei piccoli impiegati sotto lo zar Nicola I.
Cappotto, Il Film commedia, italiano (1952). Regia di Alberto Lattuada. Interpreti: Renato Rascel, Yvonne Sanson, Giulio Stival, Antonella Lualdi.

Cappuccetto rosso Favola di Ch. Perrault contenuta nella raccolta I racconti di mia madre l'Oca (1697).

cappucciàti Membri di un'associazione francese del XII sec. liquidata da una reazione feudale tra il 1184 e il 1185.

cappuccìna, sf. 1 Nasturzio. 2 Lattuga a foglie larghe.

cappuccìno, sm. Caffè con l'aggiunta di poco latte.
 sm. 1 cappuccino, frothy white coffee. 2 (frate) capuchin monk.
 deriv. da cappuccio.
Religioso appartenente all'ordine fondato da Matteo da Bascio nel XVI sec. e riconosciuto da Clemente VII nel 1528; si scisse dall'ordine dei frati minori francescani spinto dall'esigenza di una maggiore osservanza della regola della povertà totale. L'ordine femminile fu fondato nel 1538 da Maria Lorenza Longo.

cappùccio, agg. e sm. agg. Detto di varietà di cavolo.
sm. 1 Copricapo di forma conica fissato al giubbotto, all'impermeabile o altro. 2 Copricapo per cavalli, o per l'addestramento dei falchi. 3 Nome di vari rivestimenti a forma conica o piramidale. il cappuccio della penna a sfera.
 sm. 1 hood. 2 (penna a sfera) cap.
 dimin. di cappa.

càpra, sf. 1 Denominazione comune di Mammiferi Artiodattili Ruminanti, ascritti alla famiglia dei Bovidi e alla sottofamiglia dei Caprini. 2 Tipo di cavalletto. 3 Struttura costituita da tre pali uniti a piramide, per reggere un meccanismo atto a sollevare pesi.
 sf. goat.
Si distinguono due generi Capra e Oreamnos; al primo appartengono le tre specie selvatiche dello stambecco (Capra ibex), della capra di Falconer (Capra Falconeri) e della capra del Belzoar (Capra aegagrus); del genere Oreamnos fa parte la capra delle nevi (Oreamnos americanus).
Capra delle nevi
Mammifero (Oreamnos americanus) della famiglia dei Bovidi e dell'ordine degli Artiodattili. Di colore bianco, è dotata di corna nere e appuntite. Vive sulle montagne del Canada e degli Stati Uniti. Si nutre di vegetali.
Capra domestica
Mammifero (Capra hircus) della famiglia dei Bovidi e dell'ordine degli Artiodattili. La capra domestica ha medie dimensioni, corna ricurve all'indietro, mento fornito di peli che formano una barba, pelo lungo e liscio; è un'ottima arrampicatrice e non disdegna neppure i pascoli più poveri. Addomesticata fin dai tempi antichi, è un animale prezioso che fornisce latte, carne, pelle e lana. La lana ricavata dalle razze d'angora e dalle capre del Kashmir sono usate per realizzare preziosi tessuti.

Capra, Frank (Bisacquino 1897-La Quinta, California 1991) Regista cinematografico statunitense di origine italiana. Si specializzò nella commedia brillante. Per ben tre volte fu premiato con l'Oscar. Tra i suoi film, Accadde una notte (1934), È arrivata la felicità (1936), L'eterna illusione (1938), Arsenico e vecchi merletti (1944), La vita è meravigliosa (1946), Un uomo da vendere (1959), Angeli con la pistola (1961).

Capracòtta Comune in provincia d'Isernia (1.314 ab., CAP 86082, TEL. 0865).

Capràia Isola dell'Arcipelago toscano. Coincide con il comune di Capraia Isola (19,26 km2, 267 ab.), in provincia di Livorno. Il suolo è prevalentemente montuoso e raggiunge la massima altezza nel monte Castello (447 m). Pregevole la fortezza di San Giorgio.

Capràia e Lìmite Comune in provincia di Firenze (5.137 ab., CAP 50056, TEL. 0571).

Capràia Ìsola Comune in provincia di Livorno (267 ab., CAP 57032, TEL. 0586).

capràio, sm. Custode di capre.

Capràlba Comune in provincia di Cremona (1.591 ab., CAP 26010, TEL. 0373).

Caprànica Comune in provincia di Viterbo (4.776 ab., CAP 01012, TEL. 0761).

Caprànica Prenestìna Comune in provincia di Roma (307 ab., CAP 00030, TEL. 06).

capraréccia, sf. Strada campestre. ~ sentiero.

Capràrica di Lécce Comune in provincia di Lecce (2.968 ab., CAP 73010, TEL. 0832).

Capraròla Comune in provincia di Viterbo (4.913 ab., CAP 01032, TEL. 0761).

Capràuna Comune in provincia di Cuneo (171 ab., CAP 12070, TEL. 0174).

Caprèllidi Famiglia di Crostacei Anfipodi con arti toracici poco sviluppati.

Caprelloidèi Sottordine di Crostacei cui appartengono le famiglie dei Caprellidi e dei Ciamidi.

caprèolo, sm. Latinismo per viticcio.

Caprèra Piccola isola del gruppo della Maddalena, situata presso la costa settentrionale della Sardegna (15,8 km2, 170 ab.); amministrativamente fa parte del comune della Maddalena. Il turismo è tra le principali risorse. Garibaldi la acquistò nel 1855, vi risiedette fino alla morte e qui fu sepolto; gli eredi la cedettero allo stato che la dichiarò monumento nazionale (1907).

caprése, agg. e sm. Di Capri.

Caprése Michelàngelo Comune in provincia di Arezzo (1.701 ab., CAP 52033, TEL. 0575). Centro agricolo (frumento, uva e olive), di coltura silvestre e turistico. Vi si conserva la casa natale di Michelangelo Buonarroti.

caprétta, sf. Attrezzo per l'incisione del legno.

caprétto, sm. Pelle grezza o conciata di animale giovane.
 sm. kid.

Caprézzo Comune in provincia di Verbano-Cusio-Ossola (165 ab., CAP 28050, TEL. 0323).

Càpri Isola tirrenica, situata nella parte meridionale del golfo di Napoli (10,4 km2, 12.000 ab.), divisa amministrativamente nei due comuni di Capri e Anacapri. Il suo territorio è in prevalenza montuoso (monte Solario, 589 m); gode di un clima mite in tutto l'arco dell'anno ed è caratterizzata da tali bellezze naturali, quali grotte e scogli (grotta Azzurra, Faraglioni), da essere rinomata in tutto il mondo. Le principali risorse economiche derivano dal turismo, dall'agricoltura (vino, agrumi, olive) e dall'artigianato. L'isola fu insediamento fenicio, poi greco e, in epoca romana, fu luogo di soggiorno imperiale. Conserva i resti di molte ville (di Tiberio, di Damecuta).
Capri
Comune in provincia di Napoli (7.075 ab., 142 m, CAP 80073, TEL. 081).

Càpri Leòne Comune in provincia di Messina (3.459 ab., CAP 98070, TEL. 0941).

Capriàna Comune in provincia di Trento (527 ab., CAP 38030, TEL. 0462).

Capriàno dél Còlle Comune in provincia di Brescia (3.451 ab., CAP 25020, TEL. 030).

capriàta, sf. Struttura triangolare in ferro, cemento armato o legno, che ha la funzione di reggere il tetto di un edificio.
 deriv. da capra.

Capriàta d'Òrba Comune in provincia di Alessandria (1.839 ab., CAP 15060, TEL. 0143).

Capriàte San Gervàsio Comune in provincia di Bergamo (6.729 ab., CAP 24042, TEL. 02).

Capriàti a Voltùrno Comune in provincia di Caserta (1.746 ab., CAP 81014, TEL. 0823).

Capricci di Callot, I Commedia musicale in tre atti di G. F. Malipiero, libretto proprio (Roma, 1942).

caprìccio, sm. 1 Desiderio, idea, progetto improvvisi; ghiribizzo, estro, uzzolo, bizza, velleità. ~ ubbia. vestire a capriccio, senza badare alle considerazioni altrui. 2 Infatuazione amorosa. si trattava di un capriccio e non di amore. 3 Avvenimento o fenomeno strano. 4 Composizione strumentale di carattere estroso e schema libero. 5 Mantovana drappeggiata.
1 caprice, whim; (fare i capricci) to play up. 2 (ghiribizzo) tantrum.
da caporiccio, comp. da capo + riccio capelli arricciati in testa.

Capriccio Conversazione musicale in un atto di R. Strauss, libretto proprio e di G. Krauss (Monaco, 1942).

capricciosaménte, avv. In modo capriccioso; irragionevolmente, estrosamente. ~ bizzarramente.

capricciosità, sf. Atto, effetto dell'essere capriccioso.

capriccióso, agg. 1 Pieno di capricci; che fa i capricci; bizzoso, viziato, incostante. ~ lunatico. <> costante. 2 Instabile. ~ mutevole. <> stabile. stagione capricciosa. 3 Ricco di fantasia e di originalità. ~ estroso. <> austero, serio.
 agg. naughty, capricious, whimsical.

Capricòrno Decima costellazione dello zodiaco, si trova nell'emisfero celeste australe; il Sole si trova nella sua costellazione dal 18 gennaio al 16 febbraio e nel suo segno dal 22 dicembre al 20 gennaio. È possibile osservarla nelle notti d'estate.
Tropico del Capricorno
Parallelo celeste che il Sole descrive in occasione del solstizio d'inverno, ossia il 22 dicembre. Il Sole in questo giorno è alla massima distanza negativa dall'equatore, ossia la sua declinazione è di-23° 27'.

Càprie Comune in provincia di Torino (1.752 ab., CAP 10040, TEL. 011).

caprificazióne, sf. Pratica consistente nel mettere caprifichi tra i rami del fico coltivato in modo che quest'ultimo possa essere fecondato dal polline trasportato dagli insetti.

caprifìco, sm. (pl.-chi) Fico selvatico.

Caprifogliàcee Famiglia di piante arbustacee e suffrutici che nascono spontanea sulle Ande e in tutto l'emisfero boreale. Vi appartengono il sambuco, il viburno, il caprifoglio etc. Appartiene all'ordine delle Rubiali.

Caprìglia Irpìna Comune in provincia di Avellino (2.159 ab., CAP 83010, TEL. 0825).

Caprìglio Comune in provincia di Asti (230 ab., CAP 14014, TEL. 0141).

caprìgno, agg. Di, da capra. ~ caprino.

caprìle, sm. Stalla o recinto per capre.

Caprìle Comune in provincia di Biella (220 ab., CAP 13015, TEL. 015).

Caprìle, Vincènzo (Napoli 1856-1936) Pittore. Noto paesaggista di ispirazione verista. Tra le opere, Vedute di Napoli e Vedute di Capri.

Caprimùlgidi Famiglia di Uccelli cui appartiene il succiacapre. Appartiene all'ordine dei Caprimulgiformi.

Caprimulgifórmi Ordine di Uccelli insettivori suddiviso in cinque famiglie. ~ Micropodiformi.

caprìni Sottofamiglia di Mammiferi Artiodattili Ruminanti cui appartengono capre, stambecchi, pecore, mufloni e buoi muschiati. Appartiene alla famiglia dei Bovidi.

caprìno, agg. e sm. agg. Di o da capra.
sm. 1Puzzo di capra. 2 Sterco di capra che serve da concime. 3 Formaggio di latte di capra.

Caprìno Bergamàsco Comune in provincia di Bergamo (2.675 ab., CAP 24030, TEL. 035).

Caprìno Veronése Comune in provincia di Verona (6.952 ab., CAP 37013, TEL. 045).

capriòla, sf. 1 Salto che si fa appoggiando le mani o la testa a terra lanciando le gambe in alto per voltarsi sul dorso. ~ giravolta. fare le capriole per ottenere risultati, darsi molto da fare. 2 Salto dei ballerini, eseguito sollevandosi da terra e scambiando la posizione dei piedi. ~ volteggio. 3 Nell'equitazione, salto di un cavallo con zampe posteriori tese all'indietro e anteriori piegate.
 sf. somersault.
 lat. volg. capus,-oris testa, incrociato con capreola, deriv. da capra.

capriolàre, v. intr. Fare capriole.

Capriòlo Comune in provincia di Brescia (7.669 ab., CAP 25031, TEL. 030).

capriòlo, sm. Genere (Capreolus capreolus) di Mammiferi Artiodattili Ruminanti ascritto alla famiglia dei Cervidi. Di dimensioni minori rispetto al cervo, è un animale elegante, con corpo agile, mantello bruno rossiccio, corna caduche, ramificate negli esemplari maschi. La sua alimentazione è esclusivamente erbivora (bacche, erba); vive in alcune zone dell'Italia e nei boschi di tutta l'Europa centrale e meridionale. Delimita il territorio con secrezioni ghiandolari.
 sm. roe, roe deer.

caprìpede, agg. Dai piedi di capra.

Caprìva dél Friùli Comune in provincia di Gorizia (1.574 ab., CAP 34070, TEL. 0481).

càpro, sm. 1 Il maschio della capra. 2 Nella locuzione capro espiatorio, chi sconta le colpe altrui.
 sm. 1 billy goat. 2 (espiatorio) scapegoat.
 lat. caper,-pri.

Capròidi Famiglia di Pesci Teleostei con livrea rossa e muso protrattile.

Capròmidi Famiglia di Mammiferi Roditori Istricomorfi che assomigliano a grossi topi.

capróne, sm. Uomo dall'aspetto trascurato.

Capróni, Giórgio (Livorno 1912-Roma 1990) Poeta. Tra le opere Stanze della funicolare (1952) e Il seme del piangere (1959).

Capróni, Giovànni (Massone d'Arco 1886-Roma 1957) Fondò nel 1917 l'omonima società aeronautica, e progettò apparecchi militari e civili.

caprugginàre, v. tr. Fare le capruggini.

caprùggine, sf. Tacca delle doghe nella quale si incastrano i fondi delle botti.

càpsa, sf. Scatola solitamente cilindrica utilizzata dagli antichi romani per riporvi rotoli di manoscritti e oggetti di toletta.

capsicum, sm. invar. Genere di piante suffruticose originarie dell'America tropicale cui appartiene il peperone. Appartiene alla famiglia delle Solanacee.

Càpsidi Famiglia di Insetti Emitteri Eterotteri cui appartengono numerosi cimici dei campi. ~ miridi.

càpsula, sf. 1 Involucro per lo più di tessuto connettivo adatto per custodire. ~ rivestimento. 2 Piccolo cilindro metallico che provoca l'accensione di una cartuccia o l'esplosione di mine e simili. 3 Involucro solubile di cheratina, gelatina e simili, usato per racchiudere farmaci da ingerire. 4 Recipiente di porcellana a forma semisferica usato specialmente nei laboratori chimici. 5 Contenitore per materiali, cose, persone, trasportato nello spazio da missili. ~ modulo, navicella. 6 Tipo di chiusura di metallo o plastica, applicabile esternamente sull'apertura di bottiglie e simili. 7 In botanica è un frutto secco deiscente che deriva da un ovario pluricellulare.
 sf. 1 capsule. 2 (arma, bottiglia) cap. 3 (dente) crown.
 lat. capsula, dimin. di capsa cassetta.
Capsula adiposa
In anatomia, formazione connettivale che riveste il rene, proteggendolo e conservandolo nella sua posizione.
Capsula articolare
L'insieme dei legamenti che uniscono due ossa contigue; può essere soggetta a distorsioni, quando si stira, o a lussazioni, quando si rompe.

capsulatrìce, sf. Macchina utilizzata per incapsulare le bottiglie.

capsulotomìa, sf. Incisione chirurgica di una capsula articolare.

captàre, v. tr. 1 Cercare di procurarsi, cattivarsi. ~ propiziarsi. captare la riconoscenza di qualcuno. 2 Derivare a sé qualcosa al fine di trarne utilità. 3 Intercettare per mezzo di un apparecchio ricevente le onde elettromagnetiche emesse durante una trasmissione radiofonica. ~ ricevere. <> trasmettere, inviare. 4 Cogliere al volo, indovinare, afferrare. ~ intuire. captò immediatamente l'idea.
1 (accattivarsi) to win, to gain. 2 (radio, Tv) to pick up.
 lat. captare, da capere prendere.

captatio benevolentiae, loc. sost. f. invar. Espressione latina che significa "tentativo di ottenere benevolenza". Indica l'atteggiamento di chi blandisce qualcuno al fine ottenere il proprio tornaconto.

captazióne, sf. Atto, effetto del captare.

captìvo, agg. Prigioniero.

Càpua Comune in provincia di Caserta (19.000 ab., 25 m, CAP 81043, TEL. 0823), situato in zona pianeggiante, su un'ansa del fiume Volturno. Il territorio è fertile e ben coltivato; possiede anche industrie alimentari e chimiche. Conserva insigni edifici e monumenti, molti dei quali di epoca barocca. Fu fondata dove sorgeva l'antica Casilinum, importante porto fluviale nel periodo romano e fortezza che difendeva il ponte sul fiume. Nel 900 si trasformò in principato autonomo; successivamente passò a Ruggero II di Sicilia; dopo essere passata nelle mani di francesi e spagnoli, fece parte del regno di Napoli. Fu assediata dai garibaldini e dai piemontesi e capitolò il 2 novembre 1860.

Capuàna, Luìgi (Mineo, Catania 1839-Catania 1915) Collaborò come critico letterario e teatrale a vari giornali e riviste, prima a Firenze per La Nazione (1864-1869), poi a Milano per il Corriere della Sera (1877-1882) e diresse a Roma Il Fanfulla della domenica (1882-1883), uno dei più prestigiosi fogli letterari dell'epoca. Oltre che scrittore, fu anche il più illustre teorico del verismo e appassionato divulgatore del naturalismo francese (Studi sulla letteratura contemporanea, 1880 e 1882). Creò la teoria del romanzo come documento umano. Tra le sue opere, Giacinta (romanzo, 1879), Profumo (romanzo, 1890), Appassionate (novelle, 1893), Paesane (novelle, 1894), Il marchese di Roccaverdina (romanzo, 1901) e Gli "ismi" contemporanei (saggio, 1898). Fu autore anche di fiabe (C'era una volta, 1882).

capuffìcio ved. ¤capoufficio¤

Capuleti e i Montecchi, I Tragedia lirica in due atti di V. Bellini, libretto di F. Romani (Venezia, 1830).

Capùrso Comune in provincia di Bari (13.470 ab., CAP 70010, TEL. 080). Centro agricolo (coltivazione di olive e uva) e industriale (prodotti alimentari e del legno). Gli abitanti sono detti Capursesi.

caput mundi, loc. avv. Espressione latina che significa "capo del mondo". L'espressione veniva utilizzata un tempo per riferirsi a Roma come potenza dominatrice.

Capùto, Màssimo (San Salvatore Monferrato 1899-Brescia 1968) Giornalista. Di idee moderatamente conservatrici, fu corrispondente dei giornali La Stampa, Il Secolo e Gazzetta del popolo. Direttore della Gazzetta del popolo dal 1945 al 1953.

Capùto, Michèle (Ferrara 1927-) Geodeta e geofisico italiano. Premio Feltrinelli per la geodesia e la geofisica nel 1976, ha partecipato a numerose spedizioni scientifiche e dal 1980 collabora con la NASA e il CNR.

capziosità, sf. 1 Qualità di ciò che è capzioso. 2 Discorso capzioso.

capzióso, agg. 1 Insidioso. ~ ingannevole. <> onesto. 2 Cavilloso. ~ sofistico.
 lat. captiosus, deriv. da captus, p.p. di capere prendere.

Caquet´ Dipartimento (317.000 ab.) della Colombia, tra il versante orientale e la pianura amazzonica. Capoluogo Florencia.

CAR Sigla di Centro Addestramento Reclute.

Càra, Màrco (Marchetto) (Venezia ?-Mantova 1527?) Compositore musicale. Attivo alle corti di Mantova e di Venezia, scrisse numerose opere vocali delle quali fu anche un apprezzato interprete.

carabàttola, sf. 1 Oggetto, masserizia di poco pregio. 2 Bagatella, argomento di poco valore. ~ cianfrusaglia.

Caràbidi Famiglia di Insetti Coleotteri Caraboidi carnivori alla quale appartengono più di quindicimila specie diffuse su ogni parte della terra.

carabìna, sf. Fucile di precisione a una canna ad anima rigata per caccia e tiro. ~ doppietta.
 sf. rifle.
 franc. carabine, deriv. da carabin soldato di cavalleria leggera.

carabinière, sm. 1 Negli eserciti di un tempo, soldato di una specialità della cavalleria pesante. 2 Appartenente al corpo militare dell'esercito italiano fondato nel 1814 dal re Vittorio Emanuele I di Savoia, con la funzione di proteggere i cittadini e le loro proprietà, e di fare osservare le leggi. ~ gendarme.
member of Italian military police force.
 franc. carabinier.
I carabinieri hanno compiti di polizia giudiziaria e militare. La struttura piramidale dell'arma dei carabinieri ha alla propria base le unità operative denominate stazioni, distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale. Fanno inoltre parte dell'arma numerose unità speciali, addette ai controlli sanitari nei locali pubblici, alla prevenzione delle sofisticazioni alimentari, alla vigilanza contro l'immigrazione clandestina e alle violazioni delle leggi sul lavoro, affiancate da pattuglie radiomobili di pronto intervento e da nuclei antiterrorismo e antisabotaggio. Una delle più prestigiose unità speciali dell'arma dei carabinieri è il reparto dei corazzieri, che svolge la funzione di scorta del presidente della repubblica. L'arruolamento nell'arma dei carabinieri è volontario e può essere richiesto anche in sostituzione del regolare servizio di leva.

càrabo, sm. Genere di grandi Insetti Coleotteri carnivori diffusi nell'emisfero settentrionale e assenti nelle regioni tropicali. Appartiene alla famiglia dei Carabidi.

Carabobo Stato (1.559.000 ab.) del Venezuela, che comprende un territorio montano, lungo la costa atlantica. Capitale Valencia.

Carabòidi Superfamiglia di Insetti Coleotteri cui appartengono i rappresentanti carnivori di molte famiglie quali i Carabidi, i Cicindelidi, i Ditiscidi, i Grinidi e i Paussidi.

caràcal, sm. invar. Genere di linci dalle orecchie nere tipiche dell'Africa settentrionale e delle regioni calde dell'Asia.

Caracàlla, Màrco Aurélio Antonìno (Lione 188-Carre 217) Imperatore romano eletto, insieme al fratello Geta, alla morte del padre Settimio Severo (211); fu soprannominato Caracalla dal nome della veste gallica che usava indossare. Poco dopo la nomina fece trucidare l'odiato fratello. Promulgò l'Editto di Caracalla, o Costituzione Antonina, con la quale concedeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero; tra il 213 e il 216 si scontrò con gli alemanni e con i parti, sconfiggendoli, ma perendo durante la campagna ucciso da un soldato; diede il via alla costruzione delle terme che da lui presero nome.
Caracalla, terme di
Volute dall'imperatore romano Caracalla nel 212 d. C., furono completate cinque anni più tardi: con la loro superficie di 11 ettari, potevano accogliere circa 1.500 bagnanti. Le terme rimasero in funzione per circa 300 anni, fino all'invasione dei Goti che distrussero l'acquedotto. Le terme erano il luogo in cui i romani praticavano esercizio fisico, in cui potevano fare bagni turchi, nuotare o, per i più ricchi, rilassarsi con i massaggi con oli profumati, o anche dedicarsi alla lettura nelle biblioteche (greca e latina). Il rito delle terme era complicato: si iniziava facendo una specie di sauna nel Calidarium, un locale a pianta circolare (34 metri di diametro) in cui vasche piene d'acqua bollente mantenevano umido l'ambiente. Poi si passava nel Tiepidarium, per un bagno più tiepido, quindi nel Frigidarium per un bagno in acqua fredda. Uscendo si poteva fare una nuotata nella piscina (Natatio). Gli stupendi giardini erano il punto di incontro per la conversazione tra amici. Completavano le terme i locali degli spogliatoi, le biblioteche e le palestre. Ancora oggi si possono ammirare i pavimenti ornati da marmi policromi di queste vaste sale. La quiete dei pini ispirò il poeta inglese Percy Bysshe Shelley che nelle Terme di Caracalla compose la sua opera Prometeo Liberato. In estate le terme di Caracalla sono oggi utilizzate per la messa in scena di opere o concerti; furono apprezzate in mondovisione in occasione dei campionati di calcio 1990, quando vi si tenne il concerto a tre voci con i tenori P. Domingo, J. Carreras e L. Pavarotti, diretti dal Maestro Z. Mehta.

Caracas Capitale del Venezuela (1.247.000 ab., 3.185.000 ab. l'area metropolitana), capoluogo del Distrito Federal (1.930 km2). È situata su un altopiano (922 m) che incombe sulla costa del mare delle Antille, nella valle del fiume Guaire. Sono presenti industrie di trasformazione dei prodotti agricoli (zucchero, cotone, tabacco). Un'autostrada la collega la porto di La Guara, distante 16 km; possiede un moderno aeroporto a Maiquetía, vicino alla costa. Fondata nel 1567 dall'esploratore spagnolo Diego de Losada, nel 1810 si ribellò al giogo della Spagna; divenne capitale del paese nel 1831.

Caràcciolo, Albèrto (Livorno 1926-) Storico. Docente all'università di Perugia, si è occupato di storia economica e delle istituzioni. Tra le opere Il parlamento nella formazione dello stato liberale (1960), La formazione dell'Italia industriale (1963), Le istituzioni del nuovo stato nelle dimensioni mondiali (1966).

Caràcciolo, Francésco (Napoli 1752-1799) Militare. Ammiraglio di Ferdinando IV, aderì alla Repubblica napoletana; nel giugno 1799 fu arrestato e impiccato.

Caràcciolo, Franco (Bari 1920-) Direttore d'orchestra italiano. Apprezzato per le esecuzioni di musiche classiche e di autori contemporanei, dal 1949 è direttore dell'orchestra Alessandro Scarlatti di Napoli.

Caràcciolo, Giovànni détto Sergiànni (?-1431) Siniscalco del Regno di Napoli e amante della regina Giovanna II. Fu assassinato in una congiura.

carachìri ved. "harakiri"

Caracìdi Famiglia di Pesci Actinopterigi Cipriniformi i cui generi più conosciuti sono l'Alestes, l'Hydrocinus e il Serrasalmo. Sono diffusi in Africa e nell'America centromeridionale.

caracollàre, v. intr. 1 Volteggiare, saltellando, a destra e a sinistra. 2 Correre, trotterellare. 3 Eseguire, con la cavalleria, evoluzioni tattiche durante un combattimento.
 deriv. da caracollo.

caracòllo, sm. Movimento del cavallo a mezzo tondo o in tondo.
 spagn. caracol chiocciola.

Caradòsso, Cristòforo Fòppa détto il (Mondonico 1452?-Roma 1527?) Orafo e medaglista.

Caràdridi Famiglia di Uccelli, generalmente migratori, provvisti di lunghi arti e ali lunghe e appuntite. Appartiene all'ordine dei Caradriformi.

Caradrifórmi Ordine di Uccelli dal piumaggio fitto e opaco.

caràffa, sf. 1 Recipiente di vetro, panciuto, con collo stretto e bocca larga, provvisto di manico, usato per acqua, vino e altre bevande. ~ bricco, brocca. 2 Antica misura di capacità per liquidi, in uso nel napoletano, equivalente a ca. 0,7 litri.
 sf. jug, carafe.
 arabo gharrafa.

Caràffa dél Biànco Comune in provincia di Reggio Calabria (808 ab., CAP 89030, TEL. 0964).

Caràffa di Catanzàro Comune in provincia di Catanzaro (2.189 ab., CAP 88050, TEL. 0961).

Caragiale, Ion Luca (Haimanale 1852-Berlino 1912) Commediografo rumeno. Tra le opere Una notte tempestosa (1879) e Cose di carnevale (1885).

Caràglio Comune in provincia di Cuneo (5.721 ab., CAP 12023, TEL. 0171).

Caràibi, màre déi Detto anche mare Caribico o delle Antille (2.754.000 km2, lungo 3.000 km, largo 1.800 km) è un bacino dell'oceano Atlantico, delimitato a nord e a ovest dall'arcipelago delle Grandi e Piccole Antille, a ovest e a sud dal tratto di costa americana compreso tra la punta Peñas (Venezuela) e il capo Catoche (Yucatán); comunica con il golfo del Messico attraverso il canale di Yucatán. Raggiunge la profondità massima di 7.680 m in corrispondenza della fossa delle Cayman. Cicloni e uragani sono assai frequenti, soprattutto nel periodo agosto-ottobre.

caràibo ved. "caribo"

caraìti Membri di una setta religiosa ebraica fondata nell'VIII sec. che non riconosce il Talmud, ma ammette solo la Bibbia.

Caramàgna Piemónte Comune in provincia di Cuneo (2.406 ab., CAP 12030, TEL. 0172).

Caramànico Tèrme Comune in provincia di Pescara (2.213 ab., CAP 65023, TEL. 085).

caràmba, inter. Esclamazione di gioia o di stupore.

caràmbola, sf. 1 Nel gioco del biliardo, colpo con cui si manda la propria palla a colpire quella dell'avversario e il pallino. 2 Urto, spinta, scontro.
 sf. pileup.
 spagn. carambola.
Gioco praticato su un tavolo da biliardo ridotto e privo di buche; ciascun giocatore ottiene punti colpendo con la propria palla sia il pallino sia la palla dell'avversario, dopo aver colpito la sponda un certo numero di volte. In Italia è diffusa la carambola a tre sponde, in cui vince chi ottiene quindici punti prima degli altri. Si chiama carambola anche un colpo del biliardo con cui si colpiscono il pallino e la palla avversaria.

carambolàre, v. intr. Far carambola.

caramèlla, sf. 1 Piccolo dolce di zucchero cotto, variamente aromatizzato e colorato, a volte ripieno. ~ bonbon. 2 Monocolo.
 sf. 1 sweet; (americ.) candy. 2 (dura) drop.
 spagn. caramel, dal lat. mediev. canna mellis canna da zucchero.

caramellàio, sm. Chi fabbrica o vende caramelle.

caramellàre, v. tr. 1 Portare lo zucchero a livello del caramello. 2 Ricoprire di caramello.

caramèllo, sm. 1 Zucchero liquefatto e brunito mediante cottura. 2 Il colore fulvo dello zucchero bruciato.

caramellóso, agg. 1 Che ha le qualità delle caramelle. 2 Sdolcinato, lezioso. ~ languido, mielato. <> brusco, rude.

caraménte, avv. Affettuosamente.

carampàna, sf. Vecchia brutta e sgraziata.

Caràngidi Famiglia di Pesci Teleostei perciformi cui appartengono il sugherello e il pesce pilota.

Caràno Comune in provincia di Trento (850 ab., CAP 38033, TEL. 0462).

caràpa, sf. Piccolo genere di piante arboree spontanee nelle regioni tropicali. Appartiene alla famiglia delle Meliacee.

carapàce, sm. Rivestimento dorsale rigido con funzioni protettive che deriva da una duplicatura dell'esoscheletro. Nei Crostacei (gamberi, granchi ecc.) ha natura chitinosa; di rado può trovarsi sull'addome. Nei Cheloni (armadilli, tartarughe ecc.) ha natura ossea; è uno scudo dorsale formato da placche.

Carapalchi Repubblica (1.274.000 ab.) dell'Uzbekistan, sul bassopiano tra l'Amudarja e il ripiano del Kyzylkum. Capoluogo Nukus.

Carapèlle Comune in provincia di Foggia (5.261 ab., CAP 71041, TEL. 0885).

Carapèlle Calvìsio Comune in provincia di L'Aquila (125 ab., CAP 67020, TEL. 0862).

Carapézza, Pàolo Emìlio (Roma 1937-) Musicologo italiano. Membro della società italiana di musicologia, ha effettuato studi su Wagner, Berg e sulla musica rinascimentale siciliana.

Caràpidi Famiglia di Pesci Actinopterigi parassiti di oloturie, stelle, ricci e ostriche perlifere.

Caràsco Comune in provincia di Genova (3.161 ab., CAP 16042, TEL. 0185).

Carassài Comune in provincia di Ascoli Piceno (1.371 ab., CAP 63030, TEL. 0734).

Caras-Severin Distretto (377.000 ab.) della Romania, capoluogo Resita.

caratàre, v. tr. 1 Pesare a carati i metalli preziosi. 2 Valutare dei beni ai fini fiscali. 3 Esaminare, con occhio critico, una persona, il suo carattere, la sua personalità.

Caràte Briànza Comune in provincia di Milano (15.445 ab., CAP 20048, TEL. 0362). Centro industriale (prodotti alimentari, dell'abbigliamento, delle materie plastiche e del mobile). Gli abitanti sono detti Caratesi.

Caràte Ùrio Comune in provincia di Como (1.257 ab., CAP 22010, TEL. 031).

caratèllo, sm. Botticella per vino e liquori.

Caratheodory, Costantin (Berlino 1873-Monaco 1950) Matematico tedesco. Assiomatizzò la termodinamica e studiò il calcolo delle variazioni.

caratìsta, sm. (pl.-i) Comproprietario di una nave mercantile.

caràto, sm. 1 Unità di misura del titolo dell'oro, equivalente alla ventiquattresima parte di contenuto in oro puro. oro a diciotto carati, contiene diciotto parti di oro e sei di altri metalli. 2 Unità di peso per le pietre preziose e le perle, equivalente a quattro grani o a un quinto di grammo. 3 Grado di perfezione, bontà, valore. 4 Ognuna delle ventiquattro quote di comproprietà di una nave.
 sm. carat.
 arabo qirat, piccolo peso.

caràttere, sm. 1 Segno grafico convenzionale cui si attribuisce un significato. ~ lettera. 2 Piccolo parallelepipedo in una lega di piombo, stagno e antimonio, che porta in rilievo una lettera. ~ piombo, tipo, stampo. 3 Qualità, segno particolare che distingue una cosa dall'altra. ~ caratteristica. 4 Complesso delle qualità costituenti l'impronta individuale di una persona; indole, natura. ~ personalità. 5 Capacità della volontà di operare secondo determinati principi. 6 Segno spirituale che i sacramenti del battesimo, della cresima e ordine imprimono indelebilmente.
 sm. 1 nature, character. 2 (lettera) letter.
 lat. character,-eris, dal greco charaktèr impronta.
In biologia identifica ogni caratteristica fisiologica o morfologica che differenzia un individuo, o un gruppo di individui, da altri. Si chiamano caratteri ereditari le proprietà individuali tramandate dai genitori ai figli, al contrario dei caratteri acquisiti che, invece, si conquistano nel tempo come risultato di fattori esterni o di specifiche attività dell'individuo e non sono trasmissibili alla prole.
In informatica i caratteri sono i costituenti simbolici raffiguranti lettere e segni che possono essere letti, catalogati e registrati da un computer o da una periferica; possono essere alfabetici, numerici, alfanumerici e speciali. Appartengono a un alfabeto (set di caratteri), contenente di solito un numero di caratteri pari a una potenza di due, 128 o 256. Il più noto è il codice ASCII.
In psicologia il carattere è il complesso delle disposizioni psichiche e affettive individuali, che concorrono alla definizione di un aspetto della personalità e che possono anche essere determinati dalle usanze etiche e morali dell'ambiente in cui si cresce e si vive.
In tipografia i caratteri tipografici sono gli elementi di una serie di simboli aventi tutti un certo stile. Sono ragruppati in famiglie (Bodoni, Times ecc.). Il carattere mobile è il parallelepipedo che reca su una delle superfici la riproduzione, in rilievo e rovesciata, di un carattere; veniva usato nella tipografia tradizionale per stampare il carattere corrispondente. L'unità di misura del carattere è il punto, pari a 0,376 mm, che serve per stabilire il corpo, o dimensione. L'unità di misura della giustezza (larghezza della composizione) e delle dimensioni del testo stampato è la riga di dodici punti.

Caratteri di Teofrasto, tradotti dal greco con i caratteri o costumi di questo secolo, I Opera moralista di J. de La Bruyère (1688).

Caratteri morali Opera di filosofia di Teofrasto (IV-III sec. a. C.).

caratteriàle, agg. e sm. agg. 1 Relativo al carattere. 2 Affetto da disturbi del comportamento, detto di bambino o adolescente.
sm. Bambino o adolescente affetto da disturbi del comportamento.

caratterìno, sm. Indole difficile, bisbetica, aggressiva.

caratterìsta, sm. e sf. (pl. m.-i) Attore, generalmente. non protagonista, che interpreta un ruolo tipico, prevalentemente comico, con tratti spiccati e vivaci.
 deriv. da carattere.

caratterìstica, sf. 1 Qualità peculiare e distintiva. ~ proprietà, particolarità, requisito. 2 Parte intera di un logaritmo decimale. 3 Prerogativa. ~ dote.
 sf. characteristic, peculiarity.
 deriv. da caratteristico.

caratteristicaménte, avv. In modo unico, peculiare. ~ tipicamente.

caratterìstico, agg. (pl. m.-ci) Che è peculiare di qualcosa o qualcuno, che fa parte del suo carattere. ~ particolare, tipico. <> insolito, atipico.
 agg. typical, characteristic.

caratterizzàre, v. tr. 1 Costituire la caratteristica di una persona o di una cosa; distinguere, contrassegnare. ~ qualificare. le basse temperature caratterizzano la stagione invernale. 2 Rappresentare o descrivere qualcosa o qualcuno secondo le sue proprie note distintive. ~ definire.
 v. tr. to distinguish, to characterize.
 franc. caracteriser, dal lat. characterizare.

caratterizzazióne, sf. Atto, effetto del caratterizzare.

caratterologìa, sf. Studio dei caratteri.

caratteròlogo, agg. (pl. m.-gi) Psicologo specializzato nello studio della caratterologia.

caratùra, sf. 1 Misurazione di un prezioso in carati. 2 Porzione di una proprietà di una nave espressa in carati.

Caravàggio Comune in provincia di Bergamo (13.763 ab., CAP 24043, TEL 0363). Centro agricolo, dell'allevamento e industriale (prodotti alimentari, del vetro e della ceramica). Vi si trovano il santuario della Madonna di Caravaggio, edificato tra il XVI e il XVIII sec. Diede il soprannome al pittore M. Merisi, originario del luogo. Gli abitanti sono detti Caravaggini.

Caravàggio, Michelàngelo Merìsi détto il (Caravaggio, Bergamo 1573-Porto Ercole, Grosseto 1610) Nome con cui è conosciuto il pittore Michelangelo Merisi. FigIio di Fermo Merisi, maestro di casa e architetto del marchese di Caravaggio, il Caravaggio è il più importante pittore italiano del Seicento e uno dei massimi di tutti i tempi. Iniziò a Milano (1584) come allievo del pittore Simone Peterzano (notizie 1573-1596), maestro che aveva accolto ed elaborato esperienze figurative della pittura veneta e di quella lombarda (L. Lotto, il Moretto, G. B. Moroni, G. G. Savoldo), come risulta dai primi lavori del giovane Caravaggio, tra cui la Deposizione (Milano, chiesa di San Fedele) e l'Assunta (Milano, chiesa di S. Maria della Passione). Successivamente, si trasferì a Roma (1593 ca.), prima ospite di monsignor Pandolfo Pucci, al quale assegnò la qualifica di "monsignor insalata", per l'imposizione di una dieta prevalentemente vegetariana, poi ospite del Cavaliere d'Arpino, un pittore allora molto in voga, che gli avrebbe affidato l'incarico di dipingere fiori e frutta. A Roma creò le sue opere principali. Nel 1592 grazie all'interessamento del cardinale F. M. del Monte al quale era stato raccomandato da un mercante d'arte, ricevette varie commissioni, frutto delle quali sono, tra gli altri, i quadri Alcuni giovani che fanno musica; I bari; Giovani che suonano; Giocatori di carte; Zingara che dice la ventura a un giovane; Fanciullo morso da un ramarro, Due fanciulli con canestro di frutta (Roma, Galleria Borghese), Riposo nella fuga in Egitto (Roma, Galleria Doria). Si tratta di opere nelle quali il Caravaggio mise a punto i suoi strumenti artistici e cominciò a saggiare gli effetti della luce e dell'ombra. Infine, nel 1597 ricevette l'importante incarico di eseguire nella chiesa di S. Luigi dei Francesi una serie di dipinti per la cappella Contarelli. Portò a termine il lavoro con tale maestria e originalità, che divenne immediatamente una celebrità, con il seguito di invidie facilmente immaginabile da parte di altri pittori che operavano allora nella città. A intrighi e calunnie, Caravaggio reagì violentemente. Innamorato di una certa Lena, nell'estate del 1605 accoltellò un suo rivale e venne arrestato. Grazie agli aiuti procuratigli dalla sua notorietà artistica, riuscì a fuggire. Dopo esser stato per qualche tempo a Genova, gli fu concesso di tornare a Roma, dove lavorò per Paolo V e per Scipione Borghese. Fondamentale nella sua pittura è l'importanza della luce e quindi dei contrasti, a volte resi in forma drammatica. Già nei primi lavori del Caravaggio sono assenti gli elementi di maniera tipici della pittura del tempo, mentre la realtà è presente in tutta la sua concretezza: Il canestro di frutta (Milano, pinacoteca Ambrosiana), Bacco (Firenze, Uffizi), Il suonatore di liuto (1597, San Pietroburgo, Ermitage). Nelle figurazioni sacre di questa prima fase (Riposo durante la fuga in Egitto, Roma, Galleria Doria; la Maddalena, Roma, Galleria Doria) prevale nettamente l'elemento umano, senza nessuna idealizzazione dei soggetti rappresentati. I dipinti successivi, come la Cena in Emmaus (Londra, National Gallery), La buona ventura (Parigi, Louvre), Storie di San Matteo e in particolare La vocazione di San Matteo e il Martirio di San Matteo (1599-1600, Roma, San Luigi dei Francesi), la Crocifissione di San Pietro e Conversione di San Paolo (1600-1601, Roma, Santa Maria del Popolo) segnano una rivoluzione nel modo di concepire un quadro di soggetto religioso. Altre opere di questo periodo sono la Deposizione (Roma, Pinacoteca Vaticana), la Madonna dei pellegrini (Roma, S. Agostino), la Madonna dei palafrenieri (Roma, Galleria Borghese). I temi religiosi sono quelli tradizionali, ma l'esposizione segue canoni nuovi. Una sorgente di luce viva, drammatica attraversa le composizioni potentemente semplificate e illumina solo alcuni elementi di esse, lasciando gli altri immersi nell'ombra. Il tema dell'opera di Caravaggio è la ricerca della verità, la rappresentazione della realtà senza idealizzazione. Il contrasto di luce ed ombra (il cosiddetto "luminismo caravaggesco") serve al pittore per concentrare l'attenzione dell'osservatore su determinati oggetti. Nel Martirio di San Matteo, il convergere della luce accentua la figura dell'angelo che porge la palma del martirio e la figura del carnefice, ottenendo una chiarezza di rappresentazione di impronta classica. Caravaggio però rifiuta l'identificazione del bello con il buono e del brutto con il cattivo. I contemporanei non erano preparati ad accogliere la novità del suo linguaggio: così la Morte della Vergine (Parigi, Louvre), dipinta originariamente per la chiesa di Santa Maria della Scala a Roma, venne rifiutata dai frati carmelitani che l'avevano commissionata. In queste opere e nelle altre successive, come la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo già citate, il realismo del Caravaggio consiste nel fatto che i soggetti religiosi sono riportati sul piano della vita normale. Il risultato scandalizzò talvolta le commissioni incaricate di esaminare le opere (Caravaggio dipinse la Morte della Vergine servendosi come modello di una prostituta annegata nel Tevere), ma già durante la vita l'artista ebbe una folla di ammiratori. Il suo carattere rissoso portò il Caravaggio, durante il gioco della pallacorda, a commettere un omicidio nella persona di Ranuccio Tommasoni, in seguito al quale fu costretto nuovamente alla fuga (1606), dirigendosi prima a Napoli, poi a Malta (dove offese un magistrato e fu per breve tempo arrestato), Siracusa, Messina e Palermo, poi di nuovo a Napoli. Qui fu sorpreso da sicari e gravemente ferito. Riprese la fuga; arrestato per errore a Porto Ercole, perse tutti i suoi averi, si ammalò di malaria e morì proprio quando a Roma gli veniva concessa la grazia. Nella sua fuga da Roma, ha lasciato una serie di opere di altissimo pregio, tra le quali si citano la Madonna del Rosario (Vienna, Kunsthistorisches Museum), le Sette opere di misericordia (Napoli, chiesa del Pio Monte della Misericordia), la Flagellazione di Cristo (Napoli, San Domenico Maggiore), Ritratto del gran maestro dell'ordine di Malta Olaf di Vignacourt (Parigi, Louvre), S. Girolamo e la Decollazione del Battista (La Valletta, Cattedrale), il Seppellimento di S. Lucia (Siracusa, Santa Lucia), l'Adorazione dei pastori e la Resurrezione di Lazzaro (Messina, Museo Nazionale), l'Adorazione dei pastori (Palermo, Oratorio di S. Lorenzo). L'arte di Caravaggio ha influenzato la pittura europea del tempo (si citano, tra gli altri, Giuseppe Ribera detto lo Spagnoletto, i pittori tenebrosi del Seicento napoletano, G. B. Caracciolo, Orazio Gentileschi e la figlia Artemisia Gentileschi, il ticinese Giovanni Serodine, vari pittori fiamminghi e olandesi tra cui Finson, Rembrandt, Honthorst, Terbrugghen; lo spagnolo Diego Velazquez e i francesi Georges de la Tour e Valentin).

càravan, sm. invar. Roulotte. ~ camper.

Caravanche Zona delle Alpi Orientali, al confine tra l'Austria e la Slovenia. Vetta più elevata il Monte Grintavec (2.258 m).

caravanserràglio, sm. 1 In Oriente, recinto in cui sostano le carovane. 2 Luogo pieno di rumore e confusione.

Caravàte Comune in provincia di Varese (2.471 ab., CAP 21032, TEL. 0332).

caravèlla, sf. Nave a vela, veloce e leggera, a un solo ponte, con tre o quattro alberi, usata specialmente da portoghesi e spagnoli durante i secc. XV e XVI.
 portog. caravela, dal lat. tardo carabus barchetta.

Caravìno Comune in provincia di Torino (1.053 ab., CAP 10010, TEL. 0125).

Caravònico Comune in provincia d'Imperia (291 ab., CAP 18021, TEL. 0183).

Carazo Dipartimento (150.000 ab.) del Nicaragua, capoluogo Jinotepe.

carbamazepìna, sf. Analgesico e anticonvulsionante efficace per la nevralgia del trigemino.

carbammàto, sm. Sale o estere dell'acido carbammico.

carbàmmico, agg. (pl. m.-ci) Relativo a un acido di formula NH2COOH. Può essere considerato la monoammide dell'acido carbonico.

carbammìde, sf. Sinonimo di urea.

carbo- Primo elemento di parole composte della terminologia chimica che indica la presenza di carbonio in una molecola.

carboazoturazióne, sf. Sinonimo di carbonitrurazione.

carbochìmica, sf. Parte della chimica che studia i composti del carbonio.

carbògeno, sm. Miscela di gas utilizzata in medicina e nelle ricerche biologiche; contiene 95% di ossigeno e 5% di biossido di carbonio.

carbogenoterapìa, sf. Impiego del carbogeno a scopo terapeutico negli stati asfittici.

Carbognàno Comune in provincia di Viterbo (2.012 ab., CAP 01030, TEL. 0761).

carboidràsi, sf. Enzima catalizzatore della rottura dei legami glucosidici di un glucoside o di un polisaccaride.

carboidràti, sm. pl. Detti anche glucidi, sono sostanze organiche costituite da carbonio, idrogeno, ossigeno, con formula generale Cn(H2O)n; impropriamente vengono chiamati anche zuccheri. Sono presenti in modo consistente nei tessuti dei viventi con funzione energetica attraverso il processo di respirazione; inoltre, hanno funzione di riserva (amido, glicogeno); di sostegno (cellulose, emicellulose ecc. dei vegetali, chitina degli Insetti). Si originano nelle piante dall'anidride carbonica dell'aria e dall'acqua del suolo tramite l'energia solare in presenza di clorofilla (fotosintesi). Dal punto di vista chimico sono alcoli polivalenti, cui si collega o una funzione chetonica o una aldeidica. A seconda della complessità costitutiva della loro molecola, si distinguono in monosaccaridi (fruttosio, glucosio), oligosaccaridi (saccarosio, lattosio) e polisaccaridi (glicogeno, amido).

carbolìsmo, sm. Intossicazione da fenolo.

carbonàia, sf. 1 Catasta conica di legna coperta di terra battuta che, per lenta combustione si trasforma in carbone. 2 Luogo dove si conserva il carbone. 3 Luogo sudicio e buio.
 lat. carbonaria, fornace per produrre il carbone.

carbonàio, sm. 1 Chi sorveglia il processo di carbonizzazione della legna nelle carbonaie. 2 Chi vende al minuto carbone, legna o altro simile.

Carbonàra al Ticìno Comune in provincia di Pavia (1.264 ab., CAP 27020, TEL. 0382).

Carbonàra di Nòla Comune in provincia di Napoli (1.837 ab., CAP 80030, TEL. 081).

Carbonàra di Po Comune in provincia di Mantova (1.351 ab., CAP 46020, TEL. 0386).

Carbonàra Scrìvia Comune in provincia di Alessandria (1.016 ab., CAP 15050, TEL. 0131).

Carbonàra, Cléto (Potenza 1904-Napoli 1979) Studioso di filosofia italiano. Cercò di formulare una filosofia critica dell'esperienza pura che racchiudesse in sé l'esigenza dell'economicità in termini simili a quelli del marxismo.

carbonàre, v. tr. Imbarcare il carbone necessario ai consumi di una nave a vapore.

carbonarìsmo, sm. 1 L'insieme dei principi ideologici e organizzativi della carboneria. 2 Il fenomeno stesso della carboneria come movimento insurrezionale.

carbonàro, agg. e sm. agg. Dei carbonari, della carboneria. i moti carbonari.
sm. Membro della carboneria.
 lat. carbonarius.

carbonàta, sf. 1 Mucchio di carbone. 2 Carne di maiale salata, cotta sul carbone o in padella.

carbonatazióne, sf. Trattamento di una sostanza con anidride carbonica.

Carbonàte Comune in provincia di Como (2.305 ab., CAP 22070, TEL. 0331).

carbonàto, agg. Del colore del carbone.

carbonatùra, sf. Serie di chiazze scure sul mantello dei cavalli.

carboncèllo, sm. 1 Pezzetto di carbone. 2 Pietra preziosa. 3 Varietà di olivo coltivata nel Lazio. 4 Foruncolo del carbonchio e della peste.

carbónchio, sm. 1 Pietra preziosa di colore rosso vivo. ~ rubino, granato. 2 Gravissima malattia infettiva degli erbivori. 3 Malattia del grano.
Malattia infettiva acuta che può intaccare pelle, intestino o polmoni di alcuni animali domestici (Bovini, Equini, Ovini) e dell'uomo, che la contrae da tali animali o dai loro prodotti. L'agente responsabile della grave infezione è il Bacillus anthracis.

carbonchióso, agg. 1 Si dice di ciò che è stato infettato dal carbonchio. 2 Bruciato. ~ riarso.

carboncìno, sm. Bastoncino di carbone morbido usato per disegnare.

Carbóne Comune in provincia di Potenza (1.171 ab., CAP 85030, TEL. 0973).

carbóne, agg. e sm. agg. invar. Di colore nero intenso.
sm. 1 Aggregato solido, di colore nero, formato per lo più da carbonio, che deriva dalla naturale decomposizione di sostanze organiche, in maggioranza vegetali. 2 Pezzo di carbone acceso. 3 Colore nero intenso. 4 Malattia fungina di diverse piante. 5 Nelle lampade ad arco, ognuno degli elettrodi.
 sm. coal.
 lat. carbo,-onis.
I carboni fossili, o naturali, sono il prodotto di carbonizzazione (fossilizzazione di vegetali) di vegetazioni conservate negli strati profondi del terreno, con aggiunta di carbonio ed eliminazione di idrogeno e ossigeno. La percentuale di carbonio contenuto e il potere calorico, permettono di classificare i carboni in antracite, lignite, litantrace e torba. Industrialmente si considera il rapporto tra carbonio fisso e sostanze volatili. Si parla di carboni grassi, se producono residui compatti nel processo di distillazione; carboni magri, se i residui sono polverulenti; carboni a fiamma lunga, se riscaldati svolgono molti prodotti gassosi. I carboni artificiali sono ottenuti sottoponendo a elevata temperatura, fuori dal contatto con l'aria, sostanze organiche. Il carbone adsorbente, o attivo, è ottenuto dalla combustione di legno, segatura o lignite, con prodotti ossidanti. È usato nella decolorazione, nella depurazione di zuccheri, commestibili, bevande, acque potabili, per assorbimento di gas e vapori di recupero. Il carbone animale, o carbone d'ossa o nero animale, si ottiene dalla calcinazione di residui animali (ossa, sangue); è poroso, dotato di forte potere decolorante e usato in farmacologia per il suo potere adsorbente. Il carbone colloidale è un carbone molto fine in sospensione nell'olio di antracene. Il carbone di legna, o vegetale, è ottenuto nelle carbonaie boschive o per distillazione secca del legno. Il carbone di storta si forma nel collo delle storte a gas, nelle quali si verifica la distillazione di carbon fossile; è un buon conduttore di calore e di elettricità, si usa infatti per elettrodi, lampade ad arco, pile a secco.
In patologia vegetale è una malattia delle piante dovuta a funghi parassiti della famiglia delle Ustilaginacee.

carbonèlla, sf. Carbone prodotto dalla combustione della legna minuta.

Carbonèra Comune in provincia di Treviso (8.982 ab., CAP 31030, TEL. 0422).

carbonerìa, sf. Società segreta nazionalistica, deriva il suo nome dai charbonniers (carbonai) della Franca Contea. Fece la sua apparizione nell'Italia meridionale durante il regno di Gioacchino Murat; in seguito si diffuse anche nel centro e nord Italia dove intrecciò rapporti con le sette democratiche di F. Buonarroti; si opponeva all'assolutismo, chiedendo statuti e riforme liberali. I principali moti della carboneria italiana furono quelli di Napoli (1820), del Piemonte (1821), dell'Emilia (1831). La concorrenza della Giovine Italia di Mazzini ne segnò il declino.

Carbònia Comune in provincia di Cagliari (33.500 ab., 111 m, CAP 09013, TEL. 0781) istituito nel 1936 per sfruttare le miniere del Sulcis. Il suo territorio è ricco di giacimenti di carbone e barite; sviluppate le industrie meccaniche e del legno.

carbònico, agg. (pl. m.-ci) 1 Che riguarda il carbonio. 2 Lo stesso che carbonifero.
Anidride carbonica
Termine usato comunemente per designare il biossido di carbonio CO2. È un gas incolore e inodore, più pesante dell'aria (densità relativa 1,529), che si può ottenere anche allo stato liquido (punto di fusione-56,6 °C), solubile in acqua e alcol. Riveste una notevole importanza nei processi chimici; i vegetali la fissano attraverso la fotosintesi, piante e animali la espellono nel processo di respirazione. La forma solida è detta ghiaccio secco.

carbonièra, sf. 1 La nave appositamente attrezzata per il trasporto del carbone. 2 Vagone che contiene la scorta di carbone e che si aggancia alle macchine nelle ferrovie a vapore.

carbonière, sm. 1 Industriale del carbone. 2 Minatore che lavora nelle miniere di carbone.

carbonièro, agg. Del carbone.

carbonìfero, agg. e sm. agg. Che contiene carbone. terreno carbonifero.
sm. Periodo geologico appartenente all'era Paleozoica che va da 350 a 280 milioni di anni fa.
 da carbone +-fero.
Deve il suo nome ai ricchi giacimenti di carbone fossile che ebbero origine in questo periodo. Tali formazioni sedimentarie furono originate dai depositi di materiale organico accumulatisi in corrispondenza di fiumi e paludi e in quelle aree dello zoccolo continentale che subirono in questo periodo numerosi fenomeni di emersione e successiva sommersione da parte delle acque marine. Il clima caldo umido contribuì poi a favorire l'eccezionale sviluppo della vita vegetale (felci, equiseti, licopodi, gimnosperme) che, insieme ai resti dell'abbondante fauna marina, fornirono la materia prima per gli attuali giacimenti di carbone, petrolio e gas naturale. Nell'ultima parte del Carbonifero fecero la loro comparsa gli Anfibi Stegocefali e i Rettili, anche se, per quanto riguarda la fauna non acquatica, il periodo è principalmente caratterizzato dallo sviluppo degli Insetti (libellule).

carbonìle, sm. 1 Termine con cui si definisce l'ossido di carbonio quando è considerato come un radicale. 2 Locale dove viene immagazzinato il carbone a bordo di una nave.

carbònio, sm. Elemento chimico non metallico, di simbolo C, numero atomico 6, peso atomico 12,011. Il carbonio elementare esiste in natura in due modificazioni allotropiche, la grafite (amorfa) e il diamante (cristallino) e costituisce circa l'1% della crosta terrestre. Il carbonio amorfo, o microcristallino, è ottenuto dal riscaldamento dello zucchero o altre sostanze contenenti carbonio. È un elemento tetravalente, stabile a temperatura normale; fonde a 3.500 °C e a temperatura elevata si combina con moltissimi elementi metallici e non metallici (zolfo, ossigeno, silicio, boro). I composti si dividono in organici e inorganici; i primi sono molti perché gli atomi di carbonio possono combinarsi tra loro a formare lunghe catene o strutture ad anello. I composti più importanti sono l'anidride carbonica, o biossido di carbonio (CO2), e l'ossido di carbonio (CO), altamente tossico in quanto la sua affinità con l'emoglobina è 200 volte superiore a quella dell'emoglobina con l'ossigeno; si forma naturalmente nelle combustioni incomplete. Un'importanza particolare riveste l'isotopo 144 del carbonio poiché, grazie al tempo di dimezzamento di 5.730 anni, è usato per datare i reperti archeologici.
 sm. carbon.

carbonizzàre, v. v. tr. Trasformare una sostanza organica in carbone. 2 Bruciare riducendo in carbone. ~ incenerire.
v. intr. pron. Ridursi in carbone.

carbonizzazióne, sf. Fatto, effetto del carbonizzare.

carborundum, sm. Nome commerciale del carburo di silicio (SiC). È un solido cristallino di durezza di poco inferiore a quella del diamante con un punto di fusione intorno ai 2.200 °C. È usato per le mole e tele a smeriglio, per le resistenze elettriche, se mescolato a grafite, o come semiconduttore per diodi e transistor. Possiede più di 60 forme allotropiche.

carbossilazióne, sf. Addizione di un gruppo carbossilico in un composto organico.

carbossìle, sm. Termine attribuito al gruppo monovalente-CO2H.

carbossìlico, agg. (pl. m.-ci) Riferito a una sostanza che contiene carbossile.

carburànte, sm. Ogni combustibile capace di formare con un gas comburente o con l'aria, una miscela atta a produrre una combustione interna.
 sm. fuel, motor fuel.

carburàre, v. tr. 1 Sottoporre al processo di carburazione. 2 Raggiungere un funzionamento ottimale. ~ rafforzare. la nostra intesa tennistica fatica a carburare.
 deriv. da carburo.

carburatóre, sm. Apparato usato nei motori a scoppio per preparare la miscela aria-benzina da introdurre nei cilindri. È essenzialmente costituito da una vaschetta e da una camera di carburazione, nella quale uno spruzzatore immette il carburante prelevato dalla vaschetta e lo miscela con l'aria. Nella parte inferiore è collocata una valvola a farfalla, comandata dal pedale dell'acceleratore, che regola la quantità di miscela che va ad alimentare il motore. La quantità di carburante miscelato all'aria varia automaticamente in relazione al tipo di percorso impegnato. Per la partenza a freddo, il carburatore è dotato di un condotto supplementare (detto starter) che, aperto manualmente o attivato da un automatismo, arricchisce di carburante la miscela. Nei motori alimentati a gasolio (e in alcuni di quelli alimentati a benzina) il carburatore viene sostituito da speciali iniettori. In questi motori (detti a iniezione) la miscelazione viene effettuata direttamente nella camera di combustione o nel condotto di aspirazione.
 sm. carburettor.
 deriv. da carburare.

carburatorìsta, sm. Addetto alla manutenzione dei carburatori.

carburazióne, sf. Preparazione e dosatura della miscela di aria e combustibile per alimentare un motore a scoppio.

carbùri, sm. pl. Composti binari del carbonio con metalli o con non metalli. Sono sostanze molto dure, di aspetto cristallino e con alta temperatura di fusione. I carburi ionici reagendo con l'acqua sviluppano idrocarburi (acetilene, allilene); i carburi interstiziali, come quelli di silicio e di boro, trovano impiego come abrasivi e refrattari; i carburi covalenti sono usati per la produzione di utensili dotati di grande resistenza e robustezza (carborundum).

carcadè, sm. invar. Bevanda ottenute per infusione dai petali della pianta omonima.

carcàme, sm. 1 Le ossa, in parte spolpate, di un animale. ~ carogna. 2 I resti di un'imbarcazione abbandonata. ~ rottame.

Càrcare Comune in provincia di Savona (5.684 ab., CAP 17043, TEL. 019).

Carcàridi Famiglia di Pesci Selaci Lamniformi il cui unico genere è rappresentato dallo squalo Carcharias.

Carcarìnidi Famiglia di Pesci Selaci Lamniformi con cinque paia di fessure bronchiali e due dorsali e occhi protetti da una membrana nittitante.

carcàssa, sf. 1 Complesso delle ossa che racchiudono la cavità toracica di un animale. ~ scheletro. 2 Corpo umano o animale mal ridotto. 3 Ossatura di un natante. ~ intelaiatura. 4 Di costruzione, macchina, oggetto e simili, sconquassato. ~ rottame.
 sf. 1 (di animale) carcass. 2 (fig., di auto) wreck.
 da cassa, incrociato con carico e carne.

carceràre, v. tr. Rinchiudere in carcere.
 lat. tardo carcerare.

carceràrio, agg. Relativo alle carceri.

carceràto, agg. e sm. agg. Che è rinchiuso in carcere. ~ prigioniero.
sm. Chi è rinchiuso in carcere. ~ forzato.
 sm. prisoner, convict.

carcerazióne, sf. 1 Reclusione in carcere. ~ detenzione, prigionia. <> scarcerazione, liberazione. carcerazione preventiva, la reclusione dell'imputato prima del processo. 2 Permanenza in carcere, il periodo trascorso. ~ reclusione.

càrcere, sm. (pl. le càrceri) 1 Luogo in cui sono custoditi i condannati alla pena della reclusione. ~ galera, penitenziario. essere tradotto in carcere, entrare in carcere. 2 Qualsiasi luogo dove si stia malvolentieri. 3 Pena inflitta. lo condannarono a tre anni di carcere.
 sm. 1 (luogo) prison. 2 (condanna) imprisonment.
 lat. carcer,-eris prigione.

Càrceri Comune in provincia di Padova (1.528 ab., CAP 35040, TEL. 0429).

carcerière, sm. (f.-a) 1 Custode del carcere. ~ secondino. 2 Chi esercita con eccessivo rigore funzioni di sorveglianza e simili. ~ aguzzino. <> vittima.
 lat. tardo carcerarius.

carchèsio, sm. 1 Parte superiore dell'albero della nave ora chiamata calcese. 2 Lunga coppa a due manici stretta nel mezzo.

Carchi Provincia (142.000 ab.) dell'Ecuador, capoluogo Tulcán.

carcìno, sm. Genere di Crostacei Decapodi Brachiuri. Appartiene alla famiglia dei Portunidi.

carcinòide, sm. Neoplasia epiteliale localizzata all'appendice, al retto o al tenue.

carcinologìa, sf. 1 Branca della medicina che studia i tumori maligni. ~ cancerologia. 2 Parte della zoologia che studia i Crostacei.

carcinòma, sm. Tumore maligno dei tessuti epiteliali di ricoprimento della superficie corporea. Ha crescita rapida e invasiva. Attacca prevalentemente mammella, polmone, intestino, utero, prostata e stomaco.

carcinòsi, sf. Diffusione neoplastica causata dalla penetrazione delle cellule neoplastiche nel sangue.

carcìnotron, sm. invar. Tubo termoelettronico amplificatore per microonde.

carciofàia, sf. Terreno coltivato a carciofi.

carciòfo, sm. 1 Pianta erbacea. 2 Uomo sciocco, incapace.
 sm. artichoke.
 arabo kharshuf.
Angiosperma (Cynara cardunculus scolymus) della famiglia delle Asteracee e dell'ordine delle Sinandre. Pianta perenne con foglie oblunghe diffusa nell'Europa meridionale e in America.

Carcòforo Comune in provincia di Vercelli (84 ab., CAP 13026, TEL. 0163).

càrda, sf. Macchina fornita di un cilindro rivestito di punte ricurve in ferro, usata per pettinare fibre tessili.

Cardamoni Catena montuosa della Cambogia. Altezza massima 1.813 m.

cardànico, agg. (pl. m.-ci) Detto di giunto che trasmette il moto rotatorio tra due alberi anche con assi geometrici non coincidenti.

càrdano, sm. 1 Giunto cardanico. 2 Sistema di lenti e specchi usato in fotogrammetria per dirigere in una direzione voluta un raggio o un fascio di raggi provenienti da una direzione qualsiasi.

Cardàno al Càmpo Comune in provincia di Varese (11.360 ab., CAP 21010, TEL. 0331). Centro industriale (prodotti tessili, meccanici e metallurgici). Gli abitanti sono detti Cardanesi.

Cardàno, Geròlamo (Pavia 1501-Roma 1576) Matematico, medico e filosofo neoplatonico, fu uno dei più forti ed eclettici intelletti del suo tempo. La sua opera più rilevante è il trattato matematico Ars Magna (1545) che contiene la formula per la risoluzione delle equazioni cubiche, già trovata, ma non divulgata, da Dal Ferro. Nel campo delle scienze fisiche ha inventato la sospensione chiamata giunto cardanico.

cardàre, v. tr. Districare e pulire una fibra tessile (tipicamente la lana) passandola in apposite macchine.

Cardarèlli, Vincènzo (Corneto, Tarquinia 1887-Roma 1959) Pseudonimo del poeta e scrittore Nazareno Caldarelli. Tra i fondatori della rivista La Ronda (1919) della quale fu l'interprete più battagliero. Dal 1949 al 1955 diresse la Fiera letteraria. Un personale bisogno di equilibrio lo condusse a farsi portabandiera del programma della Ronda che intendeva mettere ordine nella cultura contemporanea con un proposito di rigore quasi poliziesco. Tra le opere, Viaggi nel tempo (1920), Il sole a picco (1930), Poesie (1936), Il cielo sulla città (1938), Lettere non spedite (1946), Poesie nuove (1947) e Solitario in Arcadia (1947).

cardàta, sf. 1 Quantità di fibra trattata di volta in volta dal cardatore. 2 Cardatura.

cardàto, agg. e sm. Riferito al tessuto ottenuto con fibre corte naturali o con sottoprodotti della carderia.

cardatóre, sm. (f.-trìce) Chi esegue la cardatura.

cardatrìce, sf. 1 Operaia addetta alla cardatura. 2 Carda.

cardatùra, sf. Operazione del cardare.

Cardé Comune in provincia di Cuneo (1.068 ab., CAP 12030, TEL. 0172).

Cardèdu Comune in provincia di Nuoro (1.426 ab., CAP 08040, TEL. 0782).

cardellìno, sm. Uccello (Carduelis carduelis) della famiglia dei Fringillidi e dell'ordine dei Passeriformi. Di colore rosso e giallo, vive nelle zone ricche di vegetazione dell'Eurasia occidentale e dell'Africa settentrionale. Apprezza particolarmente i semi del cardo. Ha un canto particolarmente melodioso. È in pericolo di estinzione poiché non sempre riesce a riprodursi in cattività.

Cardenal, Ernesto (Granada 1925-) Poeta nicaraguense. Tra le opere La città disabitata (1946) e Salmi (1964).

Cárdenas, Lázaro (Jiquilpan 1895-Città del Messico 1970) Politico messicano. Fu presidente della repubblica dal 1934 al 1940, operò una riforma agraria e nazionalizzò le industrie petrolifere.

carderìa, sf. Stabilimento dove si lavorano e producono i filati cardati.

cardéto, sm. Luogo piantato a cardi.

Cardéto Comune in provincia di Reggio Calabria (2.825 ab., CAP 89060, TEL. 0965).

càrdia, o càrdias, sm. invar. Orifizio attraverso il quale l'esofago sbocca nello stomaco.

cardìaco, agg. (pl. m.-ci) Del cuore.
 agg. heart, cardiac.
 lat. cardiacus, dal greco kardiakòs, deriv. da kardìa cuore.

cardialgìa, sf. Dolore localizzato nel cuore o nella regione cardiaca.

cardiazòl, sm. invar. Nome commerciale del pentametilentetrazolo utilizzato nella terapia dei collassi e delle intossicazioni da ipnotici.

Càrdidi Famiglia di Molluschi Lamellibranchi che vivono nelle acque dolci, salate e salmastre. Appartiene all'ordine degli Eulamellibranchi.

Cardiff Città dell'Inghilterra (268.000 ab.) sviluppatasi sul canale di Bristol, nel Galles nord meridionale. Capoluogo del Glamorganshire. Importante porto e centro carbonifero grazie all'abbondanza di carbone che viene estratto dalle vicine colline e alla facilità di trasportarlo via mare. Le industrie sono quelle meccaniche, metallurgiche e della birra. Sede arcivescovile cattolica e di un'università. La città ospita il museo nazionale del Galles, il castello del 1090 e la cattedrale del XII sec. che venne gravemente danneggiata dai bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale. In epoca romana fu un accampamento militare. Verso la fine dell'XI sec., un nobile normanno fece costruire nell'attuale insediamento un castello e nel 1147 la città ricevette i primi privilegi commerciali e amministrativi che vennero ampliati negli anni successivi. Con Riccardo III passò alla corona britannica e successivamente fu ceduta agli Herbert prima e ai marchesi di Bute poi.

càrdigan, sm. invar. Sorta di giacca in maglia di lana, in linea morbida, senza colletto e abbottonata sul davanti. ~ golf.

Cardillac Opera in tre atti di P. Hindemith, libretto di F. Lion (Dresda, 1926).

Cardin, Pierre (Sant'Andrea di Barbarana 1922-) Sarto e fondatore nel 1948 dell'omonima casa di moda parigina, produttrice di articoli di lusso.

cardinalàto, sm. 1 Dignità e ufficio di cardinale. 2 Il periodo di tempo durante il quale si esercita tale ufficio.

Cardinàle Comune calabro in provincia di Catanzaro (32 Km2, 3.200 ab.).

cardinàle, agg. e sm. agg. Che fa da cardine, da sostegno, principale, fondamentale. ~ basilare. <> accessorio.
sm. 1 Cardine. 2 Architrave. 3 Porporato.
 agg. e sm. cardinal.
 lat. cardinalis, deriv. da cardo,-inis cardine.
In matematica, il concetto di numero cardinale è una generalizzazione di quello di numero naturale, introdotta per poter distinguere le quantità infinite. Si dice che due quantità (finite o infinite) hanno lo stesso numero (cardinale) di elementi (o hanno la stessa cardinalità) se esiste una relazione biunivoca tra esse. Ad esempio l'insieme dei numeri interi e il suo sottoinsieme dei numeri pari hanno la stessa cardinalità in quanto ad ogni numero intero posso far corrpispondere il suo doppio e, viceversa, ad ogni numero pari posso far corrispondere la sua metà (questo numero cardinale viene indicato con 0 - "alef 0").
In fisica, con equazioni cardinali si intendono le equazioni fondamentali che caratterizzano equilibrio e moto dei corpi (equazioni cardinali della statica, della dinamica, della meccanica del continuo, …).
Nella gerarchia della chiesa cattolica il cardinale è il prelato di più alto grado, dopo il papa. L'insieme dei cardinali forma il Sacro Collegio, cui spetta il governo della chiesa e della città del Vaticano durante la vacanza della Santa Sede; dall'XI sec. ha il compito di eleggere il pontefice nel conclave.
Genere di Uccelli Passeriformi, appartenente alla famiglia dei Fringillidi. La specie più diffusa è il Richmondeana cardinalis, dal piumaggio e dal becco di un bel colore rosso brillante; vive nell'America centrale e settentrionale. La sua alimentazione è fatta di insetti e vegetali.

Cardinale Lambertini, Il Commedia di A. Testoni (1905).

Cardinàle, Clàudia (Tunisi 1939-) Attrice cinematografica. Interpretò Il gattopardo (1963), La ragazza di Bube (1964), Il giorno della civetta (1967), Fitzcarraldo (1981), Inverno 1954 (1992) e per la televisione Nostromo (1996).

cardinalésco, agg. (pl. m.-chi) Di, da cardinale.

cardinalìzio, agg. Che è proprio dei cardinali.

Cardinàte Comune in provincia di Catanzaro (3.382 ab., CAP 88062, TEL. 0967).

càrdine, sm. 1 Ferro su cui si inseriscono i battenti delle porte, delle finestre e simili. ~ ganghero. 2 Fondamento, sostegno. ~ caposaldo.
 sm. hinge.
 lat. cardo,-inis.

Cardìni, Giancàrlo (Querceta di Seravezza, Lucca, 1940-) Pianista italiano. Attivo concertista in tutto il mondo, nel 1981 ha registrato in disco tutta l'opera pianistica di Erik Satie.

cardio- Primo elemento di parole che nella terminologia scientifica significano cuore, dal greco kardía.

cardioangiografìa, sf. Esame radiologico finalizzato a evidenziare le cavità cardiache e i grossi vasi toracici con l'uso di un mezzo di contrasto.

cardiocèle, sf. Ernia del cuore.

cardiocèntesi, sf. Puntura intracardiaca.

cardiochirurgìa, sf. (pl.-gìe) Una delle più recenti conquiste della chirurgia, che è giunta a operare il cuore e i grossi vasi intratoracici (aorta). Ha avuto grande sviluppo affidandosi alla sicurezza dell'anestesia e al potere di fermare il cuore e usufruire della circolazione extracorporea. È efficacemente impiegata per curare cardiopatie congenite, aneurismi dell'aorta toracica, vizi valvolari (protesi), cardiopatie ischemiche (by-pass), cardiopatie dilatative o miocarditi (trapianto).

cardiochirùrgico, agg. Che è proprio della cardiochirurgia.

cardiochirùrgo, sm. (pl.-ghi o-gi) Chirurgo che opera sul cuore.

cardiocinètico, agg. (pl. m.-ci) Si dice di farmaco che aumenta la contrazione cardiaca.

cardiocircolatòrio, agg. Che si riferisce al cuore e ai vasi sanguigni.

cardiofobìa, sf. Percezione di natura allucinatoria di una malattia cardiaca che in realtà non esiste.

cardiografìa, sf. Registrazione grafica dell'attività cardiaca.

cardiògrafo, sm. Apparecchio per la cardiografia.

cardiogràmma, sm. (pl.-i) Tracciato grafico che riproduce i movimenti del cuore grazie a un rilevatore posto sul pericardio.

cardiòide, sf. Curva piana a forma di cuore mediante la quale è possibile eseguire la trisezione dell'angolo.

cardiolìsi, sf. Intervento chirurgico per alleviare la sindrome costrittiva che consiste nel rescindere la cartilagine costale.

cardiologìa, sf. (pl.-gìe) Scienza che studia la struttura e le patologie del cuore.

cardiòlogo, sm. (pl.-gi) Medico specializzato in cardiologia.

cardiomegalìa, sf. Aumento del volume cardiaco.

cardiopàlmo, sm. 1 Batticuore, tachicardia. ~ palpitazione. <> bradicardia. 2 Angoscia, agitazione. ~ affanno.

cardiopatìa, sf. Termine medico che indica le malattie che interessano il cuore.

cardiopàtico, agg., sm. e sf. (pl. m.-ci) Affetto da cardiopatia.

cardiopericardiopessìa, sf. Intervento chirurgico che consiste nel causare una pericardite per poter migliorare l'irrorazione del miocardio.

cardioplegìa, sf. Paralisi cardiaca.

cardiopolmonàre, agg. Riferito sia al cuore che ai polmoni.

cardioptòsi, sf. Abbassamento del cuore provocato da ipotonia; lo si riscontra in soggetti giovani ed è causato da predisposizione congenita.

cardiorenàle, agg. Riferito a individuo che soffre di insufficienza renale e cardiaca.

cardiorèssi, sf. Rottura del cuore in genere nel ventricolo sinistro.

cardioscleròsi, sf. Restringimento degli orifizi presenti nel cuore.

cardioscopìa, sf. Auscultazione delle contrazioni del cuore tramite il cardioscopio.

cardioscòpio, sm. Strumento con cui si esaminano le cavità del cuore.

cardiosfigmografìa, sf. Registrazione contemporanea delle pulsazioni cardiache e arteriose periferiche.

cardiosfigmogràmma, sm. Tracciato ricavato dalla cardiosfigmografia.

cardiospàsmo, sm. Spasmo dello sfintere del cardias che impedisce il passaggio degli alimenti dall'esofago allo stomaco.

cardiostimolatóre, sm. Apparecchio capace di trasmettere impulsi elettrici ritmici al cuore in caso di asistolia e di blocco atrioventricolare.

cardiotelèfono, sm. Strumento per la trasmissione via telefono dei suoni di origine cardiaca.

cardiotocògrafo, sm. Strumento per la registrazione dei battiti cardiaci fetali e delle contrazioni uterine a partire dalla trentesima settimana di gravidanza. Utile anche durante il travaglio per individuare eventuali sofferenze fetali.

cardiotònico, agg. e sm. Farmaco capace di aumentare le contrazioni del miocardio.

cardiovascolàre, agg. Del cuore e di vasi sanguigni.
Sistema cardiovascolare
Apparato formato da tutti quegli organi e condotti che nel loro complesso assicurano l'espletamento della funzione della circolazione sanguigna, grazie al quale tutti gli organi e tessuti del nostro organismo ricevono ininterrottamente gli indispensabili rifornimenti sanguigni; il sistema è responsabile del trasporto di ossigeno, nutrimento, ormoni, allontanamento di anidride carbonica, rifiuti per rene e fegato, diffusione di farmaci ecc. L'organo propulsore è il cuore, che si trova al centro del torace e funge da pompa idraulica. Dal ventricolo sinistro ha origine l'arteria aorta che dapprima si dirige verso l'alto, quindi piega ad arco e poi punta verso il basso originando le arterie iliache. Dall'aorta nascono i vasi diretti al cranio (carotidi) e agli arti superiori (succlavie), i vasi vertebrali, il sistema splancnico e quello renale. Le arterie in seguito si dividono in arterie di grosso, medio e piccolo calibro e arteriole, che portano ai capillari, da cui nasce il sistema di vene seguente a quello delle arterie.

cardioversióne, sf. Tecnica utilizzata per ottenere la depolarizzazione delle fibrocellule cardiache che consiste in uno shock elettrico al cuore.

cardìte, sf. Infiammazione delle pareti cardiache.

Cardìto Comune in provincia di Napoli (20.105 ab., CAP 80024, TEL. 081). Centro agricolo (coltivazione di fragole e asparagi) e industriale (prodotti alimentari). Gli abitanti sono detti Carditesi.

càrdo, sm. 1 Nome di diverse piante spinose appartenenti alle famiglie Composite, Dipsacacee e Ombrellifere. 2 Strumento con denti di ferro a uncino con il quale si carda la lana. 3 Il riccio della castagna.
 sm. thistle.
 lat. tardo cardus.
In Italia i cardi sono spontanei (cardo benedetto, carlina, cardo delle vigne), altre vivono allo stato orticolo (cardo mariano, cardone). Il cardo dei lanaioli è coltivato per i suoi semi che vengono usati come becchime; un tempo con i capolini secchi si cardava la lana.

Cardo e la rosa, Il Poema di W. Dunbar (1503).

Cardùcci, Giòsue (Val di Castello 1835-Bologna 1907) (o Giosuè) Poeta e critico letterario. Segna, nella nostra letteratura, la reazione al tardo romanticismo a favore di un nuovo classicismo; nel 1865 fondò a Firenze il gruppo degli Amici pedanti, repubblicano e antiromantico; diventò poi monarchico e fu il poeta dei conservatori, esaltatore della monarchia e cantore di una patria guerriera. Fu docente di letteratura italiana all'università di Bologna, nel 1860, esercitando un notevole ascendente sulle nuove generazioni. Malgrado le difficoltà di critica della giovinezza, fu alla fine il poeta ufficiale della nuova nazione. Nel 1890 fu nominato senatore a vita; fu il primo scrittore italiano a ricevere il premio Nobel per la letteratura (1906). Quando dovette lasciare l'insegnamento a causa della salute malferma, gli fu assegnata dal parlamento la stessa pensione che era stata di Alessandro Manzoni. Dopo aver esaltato in tante sue opere i temi del classicismo, dai quali attinse per la sua produzione giovanile, in seguito, nell'età più matura, interiorizzò maggiormente le sue poesie, toccando anche temi intimi e malinconici. In parallelo al poeta si espresse il critico e il pensatore, che lasciava trasparire nelle prose il carattere impetuoso e vivace insieme alla ricchezza del suo temperamento. Tra le sue opere poetiche, Juvenilia (1850-1860), Levia gravia (1861-1871), Rime nuove (1861-1887), Giambi ed epodi (1867-1879), Odi barbare (1877-1889), liberate dall'obbligo della rima, nelle quali Carducci toccò le più alte vette della sua poesia, Rime e ritmi (1898). Tra le opere di prosa, Confessioni e battaglie (1882-1884). Tra le opere di critica, Parini minore (1903), Parini maggiore (1907).

Cardzou Città (167.000 ab.) del Turkmenistan, capoluogo della provincia omonima.

Care memorie Opera autobiografica di M. Yourcenar contenuta nella trilogia Il labirinto del mondo (1974).

care of, loc. avv. Espressione inglese che significa "a cura di". La sua abbreviazione c/o sta a indicare un recapito diverso dal destinatario col significato di "presso".

Caréggine Comune in provincia di Lucca (754 ab., CAP 55030, TEL. 0583).

Carèlia (regione) Regione geografica dell'Europa settentrionale che occupa l'istmo tra la Finlandia e il mar Bianco. Il suo territorio è di natura morenica, ricoperto da ghiacciai e segnato da numerosi laghi (Ladoga, Onega, Seg e Vyg). Il collegamento tra mar Bianco e mar Baltico è assicurato dai canali artificiali che collegano i vari laghi. La vegetazione è prevalentemente di conifere a sud, mentre a nord prevale la tundra. Politicamente il territorio è diviso tra la Finlandia e l'omonima repubblica russa.

Carèlia (repubblica di) Repubblica della Federazione Russa (792.000 ab., 172.400 km2) con capoluogo Petrozavodsk che si estende nella regione geografica omonima. L'economia si basa sullo sfruttamento delle risorse forestali, con industrie della carta, chimiche, meccaniche e metallurgiche. Per secoli contesa tra Russia e Svezia, si proclamò indipendente nel 1918, ma soli due anni dopo fu di nuovo divisa tra Finlandia e URSS. Nel 1923 divenne repubblica autonoma che in seguito alla fine della guerra russo-finlandese (1940) ampliò notevolmente il suo territorio.

Carèma Comune in provincia di Torino (883 ab., CAP 10010, TEL. 0125).

Carèna Costellazione per lungo tempo considerata la parte più vasta di quella dell'Argo; si trova nell'emisfero celeste australe.

carèna, sf. 1 Parte inferiore di una nave, che rimane immersa nell'acqua. 2 Superficie esterna di un dirigibile. 3 Lamina ossea prominente nello sterno degli Uccelli. 4 In architettura, soffitto a carena, a forma di chiglia rovesciata.
 lat. carina.

carenàggio, sm. L'atto, l'effetto del carenare.

carenàre, v. tr. 1 Fornire di carenatura. 2 Scoprire la parte immersa della nave per poterla riparare.
 deriv. da carena.

carenàti Riferito a uccelli con sterno assottigliato davanti come la carena di una nave.

carenàto, agg. 1 A forma di carena. 2 Che ha la carena. 3 Provvisto di carenatura.

carenatùra, sf. Rivestimento di un veicolo o di una sua parte, la cui forma offre la minima resistenza all'avanzamento nell'aria.
 deriv. da carenare.

Carènno Comune in provincia di Lecco (1.298 ab., CAP 24030, TEL. 0341).

carènte, agg. Mancante di elementi comunque necessari. ~ incompleto. <> sufficiente.
 lat. carens,-entis, p.pres. di carere essere privo.

Carentìno Comune in provincia di Alessandria (326 ab., CAP 15022, TEL. 0131).

carènza, sf. Mancanza, insufficienza. ~ lacuna. <> profusione.
 sf. 1 scarcity, lack. 2 (vitamine) deficiency.
 lat. tardo carentia, deriv. da carere essere privo.

carenzàto, agg. Riferito a una dieta cui manca un determinato fattore alimentare.

Carèri Comune in provincia di Reggio Calabria (2.536 ab., CAP 89030, TEL. 0964).

Carèri, Giórgio (Roma 1922-) Fisico italiano. Autore di lavori di criogenia e biofisica, ha svolto importanti studi sulla separazione isotopica per diffusione, sulla spettrometria di massa e sulle proprietà quantistiche dell'elio3 rotante.

Caresàna Comune in provincia di Vercelli (1.159 ab., CAP 13010, TEL. 0161).

Caresanablòt Comune in provincia di Vercelli (768 ab., CAP 13030, TEL. 0161).

Caresèr Ghiacciaio del gruppo dell'Ortles-Cevedale, nel bacino del torrente Noce.

carestìa, sf. 1 Grande scarsezza di cose necessarie alla vita, specialmente prodotti alimentari. ~ miseria. <> prosperità. 2 Penuria. ~ ristrettezza. <> dovizia.
 sf. 1 famine. 2 (ristrettezza) dearth, scarcity.

carézza, sf. 1 Dimostrazione di affetto fatta con atti e parole specialmente lisciando con la mano. ~ affettuosità. 2 Il lambire, lo sfiorare.
 sf. caress.
 lat. mediev. caritia, deriv. dal lat. carus caro.

Carézza Lago (1609 m s.l.m.) dell'Alto Adige, in provincia di Bolzano. Centro turistico delle Dolomiti, in prossimità del passo di Costalunga.

Carezzàno Comune in provincia di Alessandria (494 ab., CAP 15051, TEL. 0131).

carezzàre, v. tr. Accarezzare.
 v. tr. to stroke, to caress.

carezzévole, agg. Che accarezza, dolce, soave. ~ suadente. <> burbero.

Carfìzzi Comune in provincia di Crotone (1.327 ab., CAP 88070, TEL. 0962).

Cargèghe Comune in provincia di Sassari (622 ab., CAP 07030, TEL. 079).

càrgo, sm. (pl.-go o ghi) 1 Nave da carico. 2 Aereo da carico.

cargoìsmo, sm. Forma di pratica religiosa che si diffuse nella Melanesia in seguito all'incontro delle popolazioni locali con i viaggiatori bianchi.

Cària Regione storica e geografica dell'Asia Minore che si estende lungo la costa dell'Egeo. Il territorio, insieme alle isole antistanti (Rodi, Simi, Coo), fu colonizzata dai dori che fondarono importanti città (Alicarnasso, Mileto, Cnido). Con Ciro (546 a. C.) la Caria passò sotto la sovranità della Persia e i re locali diventarono satrapi persiani (fu famoso Mausolo); fu conquistata dai romani nel 129.

Cariacica Città (275.000 ab.) del Brasile, nello stato di Espírito Santo.

cariàre, v. v. tr. Provocare la carie.
v. intr. pron. Essere colpito dalla carie.
 deriv. da carie.

Cariàti Comune in provincia di Cosenza (9.221 ab., CAP 87062, TEL. 0983).

cariàtide, sf. 1 Statua in forma di donna usata come elemento architettonico portante, per sostenere trabeazioni, mensole, cornicioni e altro. 2 Persona che sta immobile e in silenzio.

cariàto, agg. Che è colpito dalla carie.
 agg. decayed.

carìbe, agg. e sm. agg. Riferito o appartenente ai Caribi.
agg. e sm. Gruppo di lingue parlate dai Caribi.

Carìbico (Mare) Altro nome del mar dei Caraibi o mar delle Antille.

carìbo, sm. Nel medioevo, sorta di canzone a ballo.

Cariboo Massiccio montuoso del Canada, nelle Montagne Rocciose. Altezza massima 3.581 m.

caribù, sm. Grande Mammifero artiodattile, simile alla renna, ma di maggiori dimensioni, ruminante, che abita le tundre e le foreste del continente americano settentrionale. Dotato di notevole resistenza e robustezza, si spinge anche a grande latitudine nord, nelle regioni canadesi più inospitali, nutrendosi di licheni.

càrica, sf. 1 Operazione del caricare. 2 Impiego onorifico. ~ responsabilità. 3 Il fornire un congegno dell'energia necessaria al suo funzionamento. 4 Si dice di materiali speciali che se uniti a certi prodotti, ne migliorano le proprietà. 5 Forza, spinta, concentrazione di energia psichica. ~ potenza. 6 Movimento impetuoso che viene compiuto da truppe a cavallo o a piedi con la baionetta in canna e con bombe a mano, per concludere un'azione e sopraffare l'avversario. ~ attacco, arrembaggio. 7 Nel calcio e nel rugby, azione consistente nell'urtare con forza l'avversario.
 sf. 1 (mil.) charge, attack. 2 (impiego) position, office.
 deriv. da caricare.
Carica elettrica
Quantità di elettricità o di massa elettrica. Nei fenomeni elettrici si hanno due tipi di cariche, la carica positiva (+) e la carica negativa (-); due cariche di uguale segno si respingono mentre due cariche di segno opposto si attraggono. La carica più piccola esistente è l'elettrone, o carica elementare, indicata con il simbolo e, che misura 1,602 · 10-19 coulomb.

Carica dei 101, La Film d'animazione, americano (1961). Regia di Walt Disney. Titolo originale: One Hundred and One Dalmatians

caricabatterìa, sm. invar. Strumento utilizzato per ripristinare l'energia esaurita in congegni e macchinari.

caricaforàggi, sm. invar. Macchina a forche mobili, montata su ruote, per raccogliere il foraggio disposto in mucchi nel campo e caricarlo su di un veicolo.

caricaménto, sm. 1 Atto, effetto del caricare. il tempo di caricamento di un'arma da fuoco deve essere molto breve. 2 In ginnastica e atletica leggera, la fase di compressione muscolare che precede la spinta o lo stacco.

caricàre, v. v. tr. 1 Porre qualcosa o qualcuno sopra un sostegno o un mezzo di trasporto. ~ collocare. <> rimuovere. caricare sulle spalle i bagagli. 2 Aggravare con un peso eccessivo. ~ appesantire. <> sgravare. 3 Esagerare. ~ amplificare. <> attenuare. hai un po' caricato la mano. 4 Disporre qualcosa a scattare, a funzionare, ad agire. caricare l'orologio. 5 Attaccare, con impeto, un nemico a cavallo o a piedi. ~ assalire. 6 Nel calcio e in altri sport, compiere una carica su un avversario. 7 Fornire di elettricità. caricare la batteria elettrica.
v. rifl. Coprirsi eccessivamente.
 v. tr. 1 to load up. 2 (batteria) to charge. 3 (riempire) to fill. 4 (arma) to load.
 lat. carricare, deriv. da carrus,-us carro.

caricàto, agg. 1 Affettato, nelle parole e negli atti. ~ lezioso. <> spontaneo. 2 Detto del campo e delle figure di uno scudo che ne hanno altre sovrapposte.

caricatóre, agg. e sm. agg. Che facilita le operazioni di carico.
sm. 1 Involucro metallico contenente più cartucce pronte per essere introdotte nelle armi a ripetizione e automatiche portatili. 2 Marinaio o soldato addetto al caricamento dei pezzi. 3 Involucro impenetrabile alla luce che contiene la pellicola per gli apparecchi di piccolo formato. 4 Nell'industria siderurgica, operaio addetto alla carica dei forni. 5 Colui che chiede il trasporto marittimo e consegna le cose da trasportare.

caricatùra, sf. Ritratto o scritto che, con intenti comici o satirici, accentua fino alla deformazione i tratti caratteristici del modello. ~ parodia.
 sf. caricature.
Forme caricaturali erano già presenti nell'arte greca (parodie del mito), nel medioevo (figura umana sostituita con animali, in senso satirico), nel rinascimento (figure grottesche di D. Hopfer; incisioni di Bruegel il Vecchio); ebbe grande fortuna nel manierismo e nel barocco (Carracci, G. L. Bernini, Domenichino), dove acquistò il valore di ritratto assai semplificato, ma riconoscibile, atto ad accentuare particolari caratteristiche della personalità. Il genere si diffuse anche in Inghilterra, con particolare fioritura nella seconda metà del XVIII sec. con W. Hogarth che, in tal modo, espresse la sua critica nei confronti della società aristocratica, imprimendo alla caricatura una connotazione politica. In Francia si diffusero con successo le prime riviste satiriche (La Caricature, 1830-1834; Le Chiarivari, 1832-1926). Tra gli esponenti più illustri si annoverano H. Daumier, G. Doré, P. Gavarni, A. Gill. R. Töpffer (1799-1846) diede vita alla prima storia a fumetti caricaturale, genere con il quale si manifesta maggiormente la caricatura del XX sec., oltre a trovare espressione anche nel campo dell'arte (G. Grosz).

caricaturàle, agg. Di o da caricatura. ~ grottesco.

caricaturìsta, sm. e sf. (pl. m.-i) Chi fa caricature.

caricazióne, sf. Il complesso delle operazioni per imbarcare merci e materiale su una nave mercantile.

càrice, sf. Nome italiano del genere Carex costituito da piante erbacee che vivono nelle zone umide e acquitrinose. Appartiene alla famiglia delle Ciperacee.

càrico, agg. e sm. (pl. m.-chi) agg. 1 Aggravato da un peso. ~ oberato. <> libero. 2 Sovraccarico. ~ colmo. <> sgombro. 3 Ricco. 4 Oppresso. 5 Di colore intenso e acceso. ~ forte. <> tenue. 6 Si dice di infusi molto concentrati. 7 Caricato, pronto per funzionare. ~ alimentato. <> esaurito.
sm. 1 Azione del caricare. le operazioni di carico si protrassero a lungo. 2 Quanto si carica per un trasporto. ~ soma. 3 Peso, gravame. ~ fardello. carico di rottura, il limite oltre il quale si ha un cedimento. 4 Onere, addebito, responsabilità. ~ impegno. assumersi un grave carico. 5 Carica, incombenza. 6 Potenza erogata o assorbita da una macchina elettrica. 7 Nel gioco della briscola, l'asso o il tre.
 agg. 1 laden with, loaded. 2 (colore) dark, deep. sm. 1 (azione) loading. 2 (peso) load.
 deriv. da caricare.

Caricyn Città della Federazione russa (1.000.000 ab.) capoluogo della provincia omonima. Situata sulla parte destra del basso corso del Volga, grazie al canale Volga-Don è un importante porto commerciale e fiorente centro industriale con industrie siderurgiche, chimiche, metalmeccaniche, petrolchimiche, alimentari, cantieristiche, della concia, del legno e meccaniche (trattori, materiale ferroviario). Sede di un'università. Sorta nel XVI sec. attorno alla fortezza cosacca (Caricyn), in territorio tartaro, per la sua posizione costituì una delle principali roccaforti, prima di Stenka Razin (1670) e poi di Pugacëv (1773-1775). Durante la guerra civile, fu occupata, per breve tempo, dai bianchi del generale Denikin. Nel 1925 prese il nome di Stalingrado, nel 1961 di Volvograd e nel 1992 il nome originario e attuale di Caricyn. Durante la seconda guerra mondiale fu teatro della battaglia di Stalingrado.

Carìddi Personaggio mitologico. Figlia di Poseidone e Gea, poiché tentò di rubare i buoi a Eracle, venne trasformata in divinità marina, che in forma di vortice mortale inghiottiva i naviganti, situata di fronte a Scilla.

Carìdidi Famiglia di Crostacei Decapodi natanti. Hanno corpo allungato e provvisto di lunghi arti addominali che permettono il nuoto.

càrie, sf. invar. 1 Forma infiammatoria cronica, di carattere erosivo, che colpisce e distrugge il tessuto osseo, cartilagineo o dentario. 2 Malattia che colpisce le cariossidi del grano dovuta a un fungo.
 sf. caries, decay.
 lat. caries putredine.
Quando il processo si sviluppa a carico dei denti si denomina carie dentale e la sua azione distrugge lo smalto e la dentina.
Nella patologia vegetale indica il processo di corrosione e decomposizione dei tessuti vegetali che porta alla loro polverizzazione; ne sono causa i funghi Basidiomiceti.

Carìfe Comune in provincia di Avellino (1.835 ab., CAP 83040, TEL. 0827).

Carignàno Comune in provincia di Torino (8.647 ab., CAP 10041, TEL. 011).

carillon, sm. invar. 1 Sistema di campane intonate cromaticamente e suonate a mezzo di una tastiera o elettricamente. 2 Meccanismo capace di riprodurre semplici melodie e consistente in un cilindro munito di punte che fa vibrare delle lamelle metalliche.
 lat. quaternio,-onis gruppo di quattro.

Carimàte Comune in provincia di Como (3.469 ab., CAP 22060, TEL. 031).

Carinàridi Famiglia di Molluschi Prosobranchi il cui prototipo è il genere Carinaria. Appartiene all'ordine dei Mesogasteropodi.

Carinàro Comune in provincia di Caserta (5.490 ab., CAP 81032, TEL. 081).

Carìni Comune in provincia di Palermo (21.076 ab., CAP 90044, TEL. 091). Centro agricolo (coltivazione di agrumi, cereali, olive e uva) e industriale (prodotti alimentari e meccanici). Vi si trova il castello costruito tra il XII e il XIV sec. Gli abitanti sono detti Carinesi.

carìno, agg. Leggiadro, piacevole. ~ grazioso. <> scialbo.
 agg. 1 charming, pretty. 2 (simpatico) nice, lovely.

Carìno, Màrco Aurèlio Imperatore romano dal 283 al 285. Succedette al padre Marco Aurelio Caro insieme al fratello Numeriano. Morì assassinato.

Carìnola Comune in provincia di Caserta (8.629 ab., CAP 81030, TEL. 0823).

Carìnzia Stato federale dell'Austria (9.533 km2, 542.000 ab., capoluogo Klagenfurt) compreso tra gli Alti Tauri e le Alpi Noriche a nord, le Alpi Carniche e le Caravanche a sud; occupa il bacino dell'alta Drava. Le principali risorse economiche sono rappresentate da turismo, energia idroelettrica, produzione di legname, miniere di lignite, ferro, piombo e zinco. Fu conquistata dai romani nel 15 a. C. e dopo le invasioni barbariche divenne ducato nel 976; passò agli Asburgo nel 1335, condividendo le sorti dell'Austria. Nel 1918, dopo la caduta della monarchia, la conca di Tarvisio fu annessa all'Italia, Dravograd alla Iugoslavia.

carinziàno, agg. e sm. Abitante o nativo della Carinzia.

cario- Primo elemento di parole composte che significa "nucleo, seme", dal greco kárion.

cariòca, sm. e sf. sf. Danza brasiliana simile alla rumba ma più veloce.
sm. Abitante di Rio de Janeiro; col termine si indicano spesso erroneamente i brasiliani.

Carioca, Serra da Catena montuosa della penisola di Rio de Janeiro.

cariocinèsi, sf. (o cariocìnesi) ved. "mitòsi"

carioclàsico, agg. (pl. m.-ci) Relativo a una sostanza che altera la cellula attaccando il nucleo e fermando la cariocinesi

cariodièresi, sf. Divisione del nucleo cellulare durante la mitosi che da luogo a due lotti cromosomici uguali a quello della cellula madre.

Cariofillàcee Famiglia di piante erbacee tipiche delle regioni temperate settentrionali. Appartiene all'ordine delle Centrosperme.

cariogamìa, sf. Fusione dei nuclei dei gameti dopo la fecondazione.

cariògeno, agg. Che genera o può generare la carie.

cariolìnfa, sf. Massa liquida o gelatinosa che costituisce il nucleo della cellula. Al suo interno sono sospesi uno o più corpuscoli detti nucleoli.

cariolìsi, sf. Dissoluzione del nucleo della cellula.

cariologìa, sf. Branca della citologia che si occupa dei fenomeni relativi ai nuclei cellulari.

carioplàsma, sm. Protoplasma del nucleo cellulare.

cariorèssi, sf. Forma di degenerazione della cellula durante la quale il reticolo cromatinico si raggruma in bolle che si accumulano sulla faccia interna della membrana cellulare.

cariòsside, sf. Frutto secco indeiscente con un unico seme che aderisce al pericarpo. Caratteristico delle Graminacee; può avere forma ovale, allungata o globosa.

cariòtipo, sm. Costituzione dal punto di vista morfologico del patrimonio cromosomico di una specie.

CARIPLO Sigla della CAssa di RIsparmio delle Provincie LOmbarde.

Carìsio Comune in provincia di Vercelli (992 ab., CAP 13040, TEL. 0161).

carìsma, sm. (pl. m.-i) 1 Dono soprannaturale comunicato dallo Spirito Santo a membri della chiesa per il bene della comunità. 2 Fascino esercitato da una persona, grazie a particolari doti. gli manca il carisma del leader.
 lat. charisma,-atis, dal greco chàrisma dono.

carismàtico, agg. (pl. m. ci) 1 Che è proprio del carisma. 2 Che fonda la legittimità del suo potere in un'innata capacità di comando. ~ autorevole.

Carisòlo Comune in provincia di Trento (807 ab., CAP 38080, TEL. 0465).

Carìssimi, Giàcomo (Marino 1605-Roma 1674) Compositore. Autore di circa 200 tracantate e oratori.

carità, sf. 1 Una della tre virtù teologali. 2 Disposizione ad aiutare chi ne ha bisogno. ~ altruismo. <> egoismo. 3 Atto concreto di misericordia, elemosina. ~ beneficenza. chiedere la carità. 4 Favore, vantaggio. 5 Amore puro e disinteressato, specialmente per la famiglia e la patria. ~ filantropia. <> egoismo. per carità di, per rispetto di.
 sf. charity.
 lat. caritas,-atis.

Carità di Alcippe, Le Opera di poesia di M. Yourcenar (1956-1974).

caritatévole, agg. Che mostra amore per gli altri. ~ generoso. <> gretto.

caritatìvo, agg. Che dimostra carità.

Carlantìno Comune in provincia di Foggia (1.449 ab., CAP 71030, TEL. 0881).

Carlàzzo Comune in provincia di Como (2.483 ab., CAP 22010, TEL. 0344).

Carlentìni Comune in provincia di Siracusa (16.946 ab., CAP 96013, TEL. 095). Centro agricolo (coltivazione di agrumi e mandorle) e industriale (prodotti alimentari). Gli abitanti sono detti Carlentinesi.

Carlevarijs, Lùca (Udine 1663-Venezia 1730) Pittore. Tra le opere Vedute di Venezia (Venezia, Museo Correr).

Carli, Ènzo (Pisa 1910-) Storico dell'arte. Esperto dell'epoca medievale e rinascimentale, ha pubblicato studi sulla scultura senese e pisana. È stato insignito del premio Feltrinelli nel 1995. Tra le opere, La pittura senese (1935), Sculture del Duomo di Siena (1941) e Il Duomo di Siena (1980).

Càrli, Giàn Rinàldo (Capodistria 1720-Cusano 1795) Economista. Scrisse Delle monete e della istituzione delle zecche d'Italia (1754-1760).

Càrli, Guìdo (Brescia 1914-Spoleto 1993) Economista. Dal 1960 al 1975 fu governatore della Banca d'Italia, quindi dal 1976 al 1980 divenne presidente della Confindustria e dal 1989 al 1992 fu ministro del tesoro.

carlìna, sf. Genere di piante erbacee, che vivono nelle regioni mediterranee. Appartiene alla famiglia delle Composite.

carlìnga, sf. Parte di un aereo per alloggiare il motore o l'equipaggio e il carico. ~ fusoliera.
 sf. nacelle.
 franc. carlingue.

Carlìni, Pàolo (Sant'Arcangelo di Romagna, Rimini 1922-Roma 1979) Attore. Artista versatile, recitò in teatro e interpretò alcune pellicole per il grande schermo. Ma fu grazie al ruolo di protagonista nello sceneggiato televisivo Romanzo di un giovane povero (1957) che ottenne un grande successo sia di pubblico sia di critica, vincendo il Microfono d'argento. Seguirono Dossier Mata Hari (1967), Le mie prigioni (1968) e Il furto della Gioconda (1978).

Carlìno Comune in provincia di Udine (2.688 ab., CAP 33050, TEL. 0431). Centro agricolo (frumento, mais e uva) e dell'artigianato (aziende edili e meccaniche).

carlìno, sm. 1 Moneta d'oro e d'argento coniata nel 1278 da Carlo I d'Angiò (al quale è dovuto il nome). Ebbe notevole diffusione con Carlo II d'Angiò (nella versione d'argento cosiddetta "gigliata" dal simbolo rappresentato sul verso, imitata anche in Francia e in Oriente) e successivamente con gli Aragonesi e i Borboni, fino agli inizi del XIX sec. Con questo nome vennero indicate anche le monete d'oro da dieci scudi emesse da Carlo Emanuele I e II di Savoia. 2 Originario della Cina, è un cane da compagnia affettuoso e fedele con corpo robusto, pelo corto e testa rotonda, massiccia con muso rugoso e nero, simile a una maschera. Il nome infatti deriva dall'attore Carlin (Carlo Bertinazzi, 1713-1783) che a Parigi recitava il ruolo d'Arlecchino con una maschera nera.

Carlisle Città (73.000 ab.) della Gran Bretagna, capoluogo della contea inglese di Cumbria.

carlìsti, sm. pl. Furono così chiamati, in Spagna, i sostenitori, assolutisti e clericali, di don Carlos di Borbone che nel 1833, alla morte del fratello Ferdinando VII di Borbone, fu incoronato re al posto dell'erede legittima, Isabella II, e la reggente Maria Cristina. La loro azione suscitò la prima guerra carlista (1834-1839), conclusasi con la sconfitta a opera dei costituzionalisti, sostenitori di Isabella. Con lo stesso nome vennero definiti i sostenitori di don Carlos Luis e don Juan, successori dell'abusivo Carlo V, che accesero una seconda (1847-1848) e una terza guerra (1870-1875).

Càrlo (santi) Nome di santi.
Carlo Borromeo
(Borromeo d'Arona 1538-Milano 1584) Cardinale, arcivescovo di Milano, santo. Figlio del conte Gilberto Borromeo e di Margherita de' Medici, sorella di papa Pio IV. Con l'aiuto dello zio papa, iniziò giovanissimo una rapida carriera ecclesiastica. Dopo vari altri incarichi, a Roma e nell'Italia settentrionale, fu nominato cardinale e arcivescovo di Milano nel 1566. Divenne popolare per i suoi interventi a favore della popolazione milanese in occasione della grave carestia del 1570 e della successiva peste del 1576. Fu una delle figure più importanti della Controriforma cattolica. Attuò le iniziative auspicate dalla sessione del concilio di Trento (1545-1563) da poco conclusa. Dedicò un'attenzione speciale all'istruzione del clero e alla catechesi dei laici; inoltre, riorganizzò l'amministrazione della diocesi. Fu canonizzato nel 1610. La sua festa si celebra il 4 novembre.
Carlo Garnier
Martire canadese
Carlo dei conti Guidi di Montegranelli
(?-Venezia 1417) Fondò nel 1360 un convento di eremiti a Fiesole.
Carlo da Sezze
(Sezze Romano 1613-Roma 1670) Mistico francescano, fu canonizzato nel 1959 da Giovanni XXIII. Si festeggia il 6 gennaio.

Càrlo (sovrani) Nome di duchi, re e imperatori.
Austria Carlo I d'Asburgo
(Persenbeug 1887-Funchal 1922) Imperatore d'Austria e re d'Ungheria dal 1916 e 1918. Durante la prima guerra mondiale succedette a Francesco Giuseppe e tentò di raggiungere una pace con le potenze dell'intesa, ma senza successo; il 12 novembre 1918, proclamata la repubblica austriaca, fu espulso dal paese.
Borgogna Carlo il Temerario
(Digione 1433-Nanchy 1477) Duca di Borgogna; succedette nel 1467 al padre Filippo II il Buono. Combatté a lungo contro Luigi XI di Francia e gli svizzeri, ma fu sconfitto a Granson e a Morat (1476).
Francia Carlo I
=> "Carlo Magno"
Carlo II
ved. Carlo il Calvo
Carlo III il Semplice
(879?-Péronne 929) Re di Francia dal 898, era nipote di Carlo il Calvo. I grandi signori feudali però sovrastarono sempre il suo potere e nel 922 lo deposero.
Carlo IV di Francia
(1294-Vincennes 1328) Re dal 1322. Ultimo figlio di Filippo IV il Bello, non ebbe eredi maschi; con lui si estinse il primo ramo dei Capetingi.
Carlo V il Saggio
(Vincennes 1338-Nogent-sur-Marne 1380) Resse il trono in sostituzione del padre Giovanni II il Buono durante la prigionia di quest'ultimo nella guerra dei cent'anni con l'Inghilterra. Sul fronte interno si trovò ad affrontare gravi disordini sociali come le rivolte nelle campagne (jacquerie) e le sommosse di Parigi capeggiate da Étienne Marcel.
Carlo VI il Folle
(Parigi 1368-1422) Succedette nel 1380 al padre Carlo V come re di Francia. Durante il suo regno scoppiarono le battaglie tra armagnacchi e gorgognoni e il paese subì la sconfitta di Azincourt (1915). Gli succedette il futuro re d'Inghilterra, come deciso nel trattato di Troyes (1420).
Carlo VII
(Parigi 1403-Meun-sur-Yèvre 1461) Figlio di Carlo VI, fu incoronato nel 1429 dopo la vittoria di Giovanna d'Arco contro gli inglesi. Si ricorda come principale artefice della fine della guerra dei cent'anni, che concluse vittorioso nel 1452, dopo un'alleanza con la Borgogna nella pace di Arras (1435).
Carlo VIII
ved. "Carlo VIII di Francia"
Carlo IX
(Saint-Germain-en-Laye 1550-Vincennes 1574) Re dal 1560 al 1574, succedette al fratello Francesco II figlio di Enrico II. Assecondò sempre il volere della madre Caterina de' Medici, che resse il trono per lui fino al 1563, e avvallò la strage di San Bartolomeo (1572).
Carlo X
(Versailles 1757-Gorizia 1836) Re di Francia dal 1824 al 1830, succedette al fratello Luigi XVIII. Fu detronizzato dall'insurrezione del luglio 1830.
Germania Carlo I
=> "Carlo Magno"
Carlo II il Calvo
(823-877) Regnò sulla Francia, avuta in eredità dal padre Ludovico il Pio, prima di essere incoronato imperatore a Roma nell'877. Emanò il capitolare di Quiezry che permetteva ai feudatari maggiori la trasmissione ereditaria del titolo.
Carlo III il Grosso
(839-888) Re di Germania dall'876, figlio di Ludovico II il Germanico. Nell'881 venne incoronato imperatore; dall'884 ebbe anche la corona di Francia. Nell'887 fu deposto dai feudatari tedeschi a Treviri.
Inghilterra e Scozia Carlo I Stuart
(Dunfermline 1600-Londra 1649) Re d'Inghilterra e Scozia. Figlio di Giacomo I Stuart, fu incoronato nel 1625. Contrastò il parlamento, e gli scozzesi che reclamavano la libertà religiosa. Nel 1628 accolse la petizione dei diritti, ma in seguito annullò il parlamento e regnò da monarca assoluto. Nel 1642 i puritani, guidati da Cromwell, lo sconfissero a Naseby e lo decapitarono.
Mantova e Monferrato Carlo I Gonzaga-Nevers
(1580-1637) Figlio del duca di Nevers Luigi, nonostante l'appoggio di Vincenzo II riuscì a ottenere il titolo legittimo di duca solo dopo la guerra del Monferrato nel 1631.
Carlo II di Gonzaga-Nevers
(1629-1665) Succedette al nonno Carlo I come duca di Mantova e del Monferrato dal 1637 al 1665. Fino al 1647 rimase sotto la reggenza della madre Maria Gonzaga. I suoi domini vennero smembrati con il passaggio del Monferrato ai francesi, nonostante l'appoggio asburgico.
Napoli e Sicilia Carlo I d'Angiò
(1226-Foggia 1285) Re di Sicilia, figlio di Luigi VIII, re di Francia, fu dapprima conte della Provenza (1246). Nel 1263 combatté per conto del papato contro gli svevi; sconfisse Manfredi a Benevento (1266), Corradino di Svevia a Tagliacozzo (1268) e conquistò il regno di Sicilia. Con Luigi IX fu alle crociate, conquistando Corfù, Durazzo, Valona; divenne re di Albania, re di Gerusalemme e principe di Acaia (1277). Il suo malgoverno fu causa dei cosiddetti vespri siciliani (1282), in seguito ai quali fu cacciato e il trono passò agli Aragonesi.
Carlo II lo Zoppo
(1248-1309) Succedette nel 1285 al padre Carlo I come re di Napoli. Tentò a lungo di impadronirsi della Sicilia, ma fu sconfitto e nel 1302 dovette firmare la pace di Caltabellotta con gli aragonesi.
Carlo III di Durazzo
(1345-1386) Succedette nel 1381 alla cugina Giovanna prima come re di Napoli, dopo averla spodestata su invito di papa Urbano VI. Nipote di Carlo II, nel 1385 fu eletto re d'Ungheria, di cui fu l'ultimo sovrano angioino.
Parma e Piacenza Carlo I
ved. Carlo III re di Spagna.
Carlo II Ludovico
(1799-1883) Duca di Parma e Piacenza dal 1847 al 1849. Figlio di Ludovico I di Borbone-Parma, alla morte di Maria Luisa d'Austria, fu reintegrato nei suoi domini. Concesse la costituzione nel 1848 in seguito ai moti rivoluzionari, e quindi abdicò in favore del figlio.
Carlo III Ferdinando
(1823-1854) Duca di Parma e Piacenza dal 1849 al 1854. Sovrano impopolare per i suoi metodi repressivi, fu assassinato da un repubblicano.
Portogallo Carlo di Portogallo
(1863-1908) Re dal 1889. Figlio di Luigi di Sassonia-Coburgo e di Maria Pia di Savoia, venne assassinato in un attentato.
Romania Carlo I di Hohenzollern-Sigmaringen
(1839-1914) Principe dal 1866 e dal 1881 re di Romania.
Carlo II di Hohenzollern-Sigmaringen
(1893-1953) Re di Romania dal 1930 al 1940 con l'appoggio del partito dei contadini. Cadde in discredito poiché impose al paese una dittatura personale e fu costretto dalle guardie di ferro ad abdicare.
Savoia Carlo III il Buono
(Chazey 1486-Vercelli 1553) Duca di Savoia dal 1504 al 1553. Sconfitto da Francesco I di Francia perse gran parte dello stato e visse ritirato a Vercelli fino alla morte.
Carlo Emanuele I
(Rivoli 1562-Savigliano 1630) Figlio di Emanuele Filiberto, fu duca di Savoia dal 1580. Nella sua politica espansionistica ottenne il Saluzzese (1601) e si alleò con i francesi. Alla sua morte il suo regno era notevolmente provato dalle guerre (del Monferrato) e dalle lotte per il predominio territoriale.
Carlo Emanuele II
(Torino 1634-1675) Figlio di Vittorio Amedeo I, fu duca di Savoia dal 1638 al 1675. La madre Cristina resse il trono per lui fino al 1663, e in seguito egli riorganizzò i suoi stati e abbellì Torino con grandiosi edifici.
Carlo Emanuele III
(Torino 1701-1773) Re di Sardegna dal 1730 al 1773. Figlio di Vittorio Amedeo II, continuò la sua politica ed estese il suo regno a Novara e Tortona (1738) e fino al Ticino (1748). Rafforzò la propria autorità di monarca, e favorì il commercio e le industrie.
Carlo Emanuele IV
(Torino 1751-Roma 1819) Re di Sardegna dal 1796 al 1802. Abbandonò i suoi stati continentali costretto dai francesi, e ritiratosi in Sardegna abdicò in favore del fratello Vittorio Emanuele I.
Spagna Carlo I
ved "Carlo V"
Carlo II
(1661-1700) Fu re di Spagna dal 1665, succedendo al padre Filippo IV. Ultimo regnante della casa di Asburgo, fece precipitare il paese in una grave crisi, appoggiando i favoritismi e gettando le basi della futura guerra di secessione spagnola; nominò infatti suo erede il nipote di Luigi XIV, Filippo di Borbone.
Carlo III
(1716-1788) Ereditò dalla madre Elisabetta Farnese il ducato di Parma nel 1732 e salì al trono di Spagna succedendo al padre Filippo V. Cedette la corona di Napoli e della Sicilia al figlio Ferdinando IV.
Carlo IV
(1748-1819) Re dal 1788 al 1808. Durante la rivoluzione si alleò con la Francia e finì per diventare una pedina di Napoleone, che appoggiò nella lotta contro gli inglesi. Fu deposto e sostituito da Giuseppe Bonaparte nel 1808.
Svezia Carlo VIII
(1409-1470) Re di Svezia dal 1448. La nobiltà lo contrastò fortemente desiderando l'unione con la Danimarca, e lo costrinse due volte a lasciare il paese (1457 e 1465).
Carlo IX
(1550-1611) Re di Svezia dal 1604 al 1611. Figlio cadetto di Gustavo Vasa, sconfisse il legittimo erede al trono di Svezia e re polacco Sigismondo III, inviso alla popolazione perché cattolico. Dapprima reggente (1595), dopo nove anni accettò il titolo di sovrano.
Carlo X Gustavo
(1622-1660) Succedette alla regina Cristina nel 1654. Durante il suo regno invase la Polonia giungendo a conquistare la stessa Varsavia. La sua politica espansionistica lo portò a scontrarsi anche con la Danimarca per il predominio del mar Baltico e l'annessione delle province svedesi del sud.
Carlo XI
(1655-1697) Re dal 1660, per la giovane età esercitò il potere sotto la tutela di un consiglio di reggenza fino al 1672. La guerra da lui intrapresa contro il Brandeburgo costò alla Svezia la perdita della Pomerania nel 1679. Nella politica interna colpì l'artistocrazia alienandone i beni e accentrando il potere monarchico.
Carlo XII
(1682-1718) Figlio di Carlo XI, salì al trono nel 1697. Come il predecessore Carlo X, indirizzò le mire espansionistiche verso la Polonia, occupando Varsavia e imponendo il re di Polonia Stanislao Leszczy¿Õ¿ski.
Carlo XIII
(1748-1818) Re di Svezia dal 1809 al 1818 e dal 1814 anche di Norvegia, che tolse alla Danimarca. Nel 1809 dovette cedere la Finlandia alla Russia.
Carlo XIV
(1763-1844) Re di Svezia e Norvegia dal 1818 al 1844. Giovanni Bernadotte, maresciallo francese imparentato con Napoleone. Fu designato nel 1810 a succedere a Carlo XIII che non aveva eredi.
Carlo XV
(1826-1872) Re di Svezia e Norvegia dal 1859 al 1872.
Carlo XVI Gustavo
(Stoccolma 1946-) Succedette al nonno Gustavo VI Adolfo come re di Svezia dal 1973.

 

 

Note:  

Definizioni, informazioni, … sono in gran parte recuperate (a partire dal 1999) da varie fonti accessibili via Internet o da altre fonti "informatiche" freeware; per molti lemmi sono state riviste e, in modo più o meno consistente, riscritte; la revisione è tuttora in corso: solo una parte delle definizioni è stata rivista (vi sono ancora errori e imprecisioni, come del resto si trovano nei dizionari cartacei, anche "famosi"). Le, eventuali, date di morte dei personaggi citati dovrebbero essere aggiornate al luglio 2009; il numero degli abitanti delle località riportate quando è stato aggiornato riporta a fianco anche la data dell'aggiornamento.

Le informazioni (storiche, geografiche, …) sono aggiornate al 1999, ma molte sono state ulteriormente aggiornate

 

     indica l'etimologia
    ~ indica un (circa, e in qualche contesto) "sinonimo"
    <> indica (in genere) un "contrario"

 

Fonte: http://dictionario.wikispaces.com/file/detail/dictionario_c.doc

sito web: http://macosa.dima.unige.it/diz/diz.htm

Autore del testo: http://macosa.dima.unige.it

 

 

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