Europa dal 1850 al 1870 riassunto

 

 

 

Europa dal 1850 al 1870 riassunto

 

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Europa dal 1850 al 1870 riassunto

 

L’Europa dal 1850 al 1870

 

La crescita economica

Nonostante le profonde trasformazioni che si verificarono, esistevano ancora in Europa regioni più arretrate, con minimi progressi.

I progressi erano dovuti a vari fattori:

  • La realizzazione e la diffusione delle precedenti innovazioni
  • La concentrazione delle attività produttive in unità sempre maggiori
  • La riorganizzazione e la redistribuzione delle industrie
  • La diffusione delle ferrovie e della navigazione a vapore.
  • Le scoperte aurifere in California e Australia.

 

Ciò portò ad un incremento del commercio, che si manifestava sia tra i paesi industrializzati e le aree meno sviluppate, sia tra i paesi industrializzati.

Importante fu la diffusione del liberismo, il libero commercio, per lo sviluppo economico; solo negli Stati Uniti rimase un moderato protezionismo.

L’industria più sviluppata era quella siderurgica del ferro e del carbone, e il settore più attivo era quello delle costruzioni ferroviarie.

Il legame tra industria e ricerca scientifica si faceva sempre più stretto, soprattutto con l’industria chimica ed elettrica che stavano appena nascendo.

Divenne più stretto anche il legame tra sviluppo industriale e finanza; si diffusero società azionarie formate da più capitalisti singoli. Sorsero le banche miste, che attuavano anche prestiti alle imprese.

Maggiori capitali provennero anche dagli investimenti esteri, con il trasferimento di capitali da un paese all’altro.

Il ruolo dello Stato divenne ora decisivo; l’aumentata spesa pubblica rese necessaria l’emissione di obbligazioni e titoli di Stato.

 

La Gran Bretagna

Era all’avanguardia nello sviluppo industriale e commerciale.

Vi era il regno della regina Vittoria.

Grazie ai numerosi progressi ci fu un incremento del reddito nazionale e una crescita demografica.

La situazione favorevole portò ad un clima di maggiore concordia sociale.

Il movimento operaio si organizzò nel cooperativismo e nelle Trade Unions, le quali volevano l’introduzione di aggiustamenti nel sistema produttivo capitalistico per favorire i lavoratori.

Il fenomeno più importante nella società inglese del secondo Ottocento fu però il superamento delle divisioni tra ricchi e poveri, grazie all’emergere di un nuovo ceto operaio formato da lavoratori qualificati e ben retribuiti e alla pressione esercitata dallo Stato e dalle autorità locali con la diffusione di alcuni strumenti del tempo libero che realizzarono l’integrazione delle classi lavoratrici.

Tale sviluppo derivò anche dalla solidità delle istituzioni politiche.

Sulla scena politica le forze opposte erano i liberali e i conservatori, che erano cmques d’accordo sul sistema politico-istituzionale vigente.

Dal 1846 al 1874 furono però i liberali a dirigere la politica inglese, soprattutto con le figure di Palmerston→ si concentrò nella politica estera, garantendo il dominio dei mari,la difesa dell’equilibrio in Europa, la presenza vigile nelle controversie internazionali, la pressione per ottenere la piena libertà dei commerci e il dominio coloniale in varie parti del mondo. Si realizzò così la pax britannica, una sorta di protettorato economico e politico su gran parte della terra.

Gladstone→ riuscì a mettere d’accordo gli interessi della borghesia liberale con quelli dei lavoratori, grazie a riforme riguardanti soprattutto l’istruzione e l’esercito. Dovette anche fronteggiare la questione irlandese, reprimendo duramente le rivendicazioni indipendentiste.

 

Dal 1866 al 1868 furono al governo i conservatori, con Disraeli, che attuarono un’importante riforma elettorale, il Reform Bill, che estese il diritto di voto alla totalità dei lavoratori di città.

 

La Francia del secondo Impero

1850: l’Assemblea modificò in senso restrittivo la legge elettorale; Luigi Bonaparte, ponendosi come difensore del popolo, si oppose, con l’intento di instaurare un governo personale. Era appoggiato dal clero, dalla borghesia, dall’esercito e dai contadini.

1 dicembre 1851: attua il colpo di Stato e dichiara sciolta l’Assemblea

21 dicembre: un plebiscito legittima il colpo di Stato

1852: nuova Costituzione, che assegnò al Presidente della repubblica tutto il controllo esecutivo; il potere legislativo venne invece diviso tra un’Assemblea, un Senato e un Consiglio di Stato.

Il regime ebbe un carattere autoritario e centralistico, che si manifestò con una legge che limitava la libertà di stampa e potenziava l’istituto delle prefetture.

2 dicembre 1852: restaurazione dell’Impero; Bonaparte assume il titolo di Napoleone  III.

Napoleone puntò sulla stabilità sociale, la crescita economica e la tutela degli interessi nazionali.

Politica economica:

riuscì ad aumentare il volume del commercio e la crescita industriale, soprattutto grazie al suo sostegno alle forze produttive e ai numerosi investimenti esteri.

In altri settori produttivi ( tessili, edilizia, legno) però rimasero ancora le strutture tradizionali e la crescita demografica fu più contenuta che in Inghilterra. L’agricoltura inoltre rimase arretrata e dominata dalla piccola proprietà contadina.

Affidandosi a tecnici di formazione saint-simoniana, attuò la trasformazione di Parigi; il prefetto Haussmann trasformò molti quartieri in boulevards.

Politica estera:

proclamò il sostegno al principio di nazionalità, per permettere alla Francia di riconquistare le sue posizioni in Europa. Il secondo Impero doveva continuare l’opera del primo: ridare alla Francia il suo primato.

Combattè contro la Russia nella Guerra di Crimea e contro l’Austria nella Guerra d’Italia, perdendo però il sostegno cattolico; si erse a protettore del cattolicesimo e del papa.

Nel 1864 intervennè anche nella guerra civile scoppiata in Messico; qui il presidente Garçia aveva sospeso per difficoltà finanziarie il pagamento dei debiti ad alcuni Stati, tra cui la Francia; Napoleone III cercò allora di imporre come imperatore del Messico il principe Massimiliano d’Asburgo, fratello minore di Francesco Giuseppe, ma i patrioti messicani sconfissero le truppe francesi e uccisero Massimiliano.

La politica estera poco brillante fece diminuire il consenso a Napoleone III.

Dopo le elezioni del 1863 egli decise quindi di attuare una cauta conversione in senso liberale, ripristinando la libertà di stampa e di propaganda politica, e di concedere aperture verso i lavoratori.

Alle elezioni del 1869 la sua popolarità dimunì, e così nel 1870 decise di affidare l’incarico di formare il governo a Ollivier.

Nella guerra di Prussia venne però sconfitto e catturato a Sedan; l’Impero finì.

4 settembre 1870: viene proclamata la III repubblica francese.

 

L’Impero austriaco

Dal 1848 era al trono Francesco Giuseppe; la classe dirigente era immobilista.

Dopo il 1849 il governo puntò sul rafforzamento del potere centrale e su un intransigente autoritarismo, rispondendo in maniera repressiva ai movimenti nazionali delle province del Regno.

Nel 1859 ci fu la sconfitta in Italia nella II Guerra d’Indipendenza.

Dopo questi avvenimenti risultò opportuno moderare l’assolutismo per dare spazio alla modernizzazione e all’industrializzazione; le forze che si contrastavano per realizzare ciò auspicavano l’una il centralismo, l’altra il federalismo.

Nel 1866 scoppiò la guerra con la Prussia, in cui l’esercito austriaco fu sconfitto; si decise quindi nel 1867 di creare una “duplice monarchia” (compromesso istituzionale), che diede l’autonomia all’Ungheria e trasformò l’Impero d’Austria in Impero austro-ungarico; venne quindi sancita l’alleanza tra le nazionalità dominanti dell’Impero a discapito della maggioranza della popolazione che era d’origine slava.

Fu creato un sistema istituzionale tripartito: istituzioni centrali a carattere unitario e istituzioni specifiche per i due Regni d’Austria e d’Ungheria.

L’unità dell’Impero fu salvaguardata indicando che le decisioni in materia di politica estera, di guerra e di finanza spettavano ai ministeri centrali unitari.

Vi era anche un Consiglio della Corona, composto dai responsabili dei ministeri centrali, dai primistri dei due governi e presieduto dall’imperatore.

I territori vennero suddivisi in 17 province dotate di autonomia amministrativa.

Furono anche promosse riforme costituzionali e civili.

Restava ancora irrisolto il problema dei rapporti tra le varie etnie, i cui contrasti creavano instabilità politica.

Nel 1873 si verificò una crisi economica molto grave.

 

La Russia

Il territorio si estendeva dalla Polonia all’Alaska e i suoi confini erano sempre in movimento.

All’interno dell’Impero vi erano gruppi etnici vari e nazionalità diverse.

Si registrò l’incremento di popolazione più forte in Europa.

Rimaneva cmq un Paese molto arretrato; per questo il nuovo czar Alessandro II intraprese una politica di riforme.

Un problema grosso era quello della diffusa servitù, con servi appantenenti ai privati e servi appartenenti allo Stato che spesso alimentavano ribellioni.

L’agricoltura era ancora antiquata e caratterizzata da immobilismo.

Alessandro II emanò un decreto che liberava i contadini di Stato e nel 1861 fu varata una normativa che aboliva la servitù. I contadini ricevettero così la libertà personale, ma dovettero pagare un prezzo fissato per legge per la terra loro assegnata. La maggioranza dei terreni furono acquistati dai mir, gli organi amministrativi dei villaggi, che li assegnarono ai loro membri ponendo su di loro un controllo vincolante.

Fu tentata una riforma anche in campo amministrativo. Nel 1864 furono istituite delle assemblee elettive nelle province, con funzioni di autogoverno per l’assistenza pubblica, la sanità, l’istruzione e le strade. PER amministrare le città furono istituiti dei consugli elettivi, le dume.

Ci furono riforme anche in campo giudiziario: vennero abolite le pene coroporali più dure, furono introdotte le giurie popolari…

Venne potenziata l’istruzione.

Durante quest’azione riformatrice ci fu un periodo di crescita economica.

L’azione riformatrice si arrestò però dopo poco.

1863: insurrezione nazionale nelle province polacche dell’Impero, repressa da Alessandro.

Il malcontento per l’arretratezza e la miseria formò un’opposizione radicale, che si espresse con il:

populismo→ movimento per liberare il popolo russo e creare una società socialista e legata alle tradizioni comunitarie del mondo rurale russo, diversa da quella del capitalismo occidentale; si ispirò a Herzen.

anarchismo→ propagandato da Bakunin, che voleva la formazione di piccoli gruppi organizzati che innescassero un movimento rivoluzionario attraverso azioni violente e terroristiche.

nichilismo→movimento filosofico e letterario contro il dispotismo e le limitazioni della libertà individuale imposti dalla società e dalle tradizioni.

Gli atti terroristici che seguirono portarono, nel 1881, all’assassinio di Alessando II.

 

L’industrializzazione e l’unificazione della Germania

4 periodi dello sviluppo industriale tedesco:

-fino al 1830: periodo di immobilismo

-1830-1840: crescita dell’industria dopo la fondazione del mercato comune tedesco (Zollverein)

-1840-1850: nascita dell’industria delle costruzioni ferroviarie

-1850-1873: decollo dell’industria tedesca

 

Tra il 1830 e il 1870 anche l’agricoltura progredì; l’aumento della popolazione portò un rialzo dei prezzi agricoli, che produsse forti investimenti e fecero sorgere aziende agrarie moderne.

Si verificò anche una grossa espulsione di forza lavoro dalle campagne verso il settore industriale. In questo periodo la regione della Ruhr divenne una delle regioni a più forte concentrazione urbana nel mondo.

 

Fu rapida anche l’industrializzazione, in cui ebbe un ruolo importante l’industria pesante.

Un’altra caratteristica fu il ruolo avuto dalla scienza e dall’industria sullo sviluppo; la Prussia promosse infatti la ricerca e l’insegnamento tecnico-scientifico.

L’industrializzazione però non fu accompagnata da un ‘evoluzione in senso democratico delle strutture sociali e politiche, ma i vertici della politica, dell’amministrazione e dell’esercito furono occupate dall’aristocrazia. La società tedesca era infatti ancorata ai valori etici di origine nobiliare.

 

La questione costituzionale:

la Prussia fu il solo Stato che non abrogò la Costituzione, anche se la modificò in senso restrittivo e limitò le libertà di stampa e di associazione.

 

La questione nazionale:

il nuovo sovrano Guglielmo I rilanciò questa questione.

I sostenitori della Grande Germania erano sempre di meno dopo l’isolamento dell’Austria in seguito alla Guerra di Crimea e il suo indebolimento dopo la guerra con i Franco-Piemontesi.

La Prussia quindi ebbe più spazio d’azione e cercò di conquistare un ruolo nazionale, cercando di dotarsi di un più efficiente apparato militare attraverso una riforma militare.

Essa fu predisposta nel 1860 dal generale von Roon; prevedeva il prolungamento a 3 anni del periodo di leva, l’aumento del numero di soldati nell’esercito statale e la riduzione della milizia territoriale, che doveva essere sostituita da un esercito tecnicamente e professionalmente preparato. La Camera dei deputati, che era liberale, però si oppose all’incremento delle spese militari; infatti essa voleva che l’unificazione tedesca avvenisse solo grazie ad un consolidamento delle istituzione parlamentari e ad un allargamento del ruolo politico dei ceti borghesi.

Il 22 settembre 1862 Guglielmo I affidò la direzione del governo a Otto von Bismarck, di posizioni conservatrici; egli infatti attuò subito la riforma senza ascoltare l’opposizione del Parlamento.

Bismarck riuscì ad avere il pieno controllo del paese grazie all’esautoramento del Parlamento, all’attribuzione di poteri speciali alle forze di polizia, e ad un’intensa campagna nazionalistica.

Si rese conto che per unificare la Germania sotto la Prussia era inevitabile uno scontro con l’Austria e per questo si assicurò la neutralità di Napoleone III, grazie a possibilità di ingrandimenti territoriali, e l’appoggio dell’Italia, con cui stipulò un’alleanza antiaustriaca.

 

La guerra con l’Austria:

16 giugno 1866: inizio della guerra

3 luglio: a Sadowa l’esercito austriaco viene battuto dalle truppe di von Moltke

23 agosto: pace di Praga→ scioglimento della Confederazione germanica ed espulsione dell’Austria dalla Germania, oltre che dal Veneto. Nasce la Confederazione tedesca del nord, presieduta da Guglielmo I, con Bismarck cancelliere. I territori degli Stati tedeschi sconfitti vengono incorporati al Regno di Prussia. Gli Stati meridionali rimasero indipendenti e protetti dalla Francia, che voleva evitare la formazione di un troppo grosso Stato tedesco unificato.

Il liberalismo tedesco fu sconfitto, vinse l’autoritarismo prussiano.

 

PER l’Italia questa fu la III guerra d’indipendenza: infatti l’Italia alleata con la Prussia mirava a completare l’unificazione nazionale conquistando il Veneto e Venezia.

 

Bismarck si adoperò poi per allargare la Confederazione del Nord con gli Stati meridionali; l’unico problema per questa unificazione era rappresentato dalla Francia, che proteggeva la loro indipendenza.

 

La guerra franco-prussiana

L’occasione del conflitto venne dalla Spagna, dove una rivoluzione aveva fatto cadere la monarchia borbonica; il Parlamento spagnolo offrì la corona a un principe degli Hohenzollern. Napoleone III si oppose, mentre Bismarck appoggio questa successione, anche per spingere la Francia alla guerra e manipolò un telegramma inviatogli da Guglielmo I  (telegramma di Ems) comunicandolo in modo offensivo per la Francia.

 

19 luglio 1870: Napoleone dichiara guerra  alla Prussia

2 settembre: i Prussiani circondano l’esercito francese a Sedan

4 settembre: cade il secondo Impero francese; viene proclamata la repubblica e costituito un governo provvisorio.

8 settembre: elezioni in Francia per l’assemblea Nazionale che danno la vittoria ai moderati, con a capo Thiers

18 gennaio 1871: viene firmato l’armistizio e proclamata la nascita dell’Impero tedesco, con imperatore Guglielmo I.

26 febbraio: pace di Versailles con Bismarck; la Francia cede l’Alsazia e la Lorena, ciò alimenta nei Francesi un forte sentimento di rivincita antitedesco, accorda facilitazioni doganali ai prodotti tedeschi e paga un’indennità.

 

La guerra portò anche alla fine del Regno di Prussia e alla formazione del Reich tedesco.

 

Fonte: http://blog.reteluna.it/comunicazionelecce/wp-content/uploads/2009/03/riassunti-storia-contemporanea.doc

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